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Vania Lucia Gaito

JA slide show
 

Vania Lucia Gaito

Gen02

Dal Burundi con amore

Non è il Rwanda. E’ appena a sud dell’equatore, una manciata di terra verde e rossa, ma non è il Rwanda. La dolcezza dell’aria è la stessa, il tepore dell’aria è lo stesso, perfino la storia è la stessa. Fino a un certo punto, almeno. 
Al posto delle colline verdi c’è un altopiano, ma il sole è dolce, difficilmente si superano i trenta gradi, anche nei mesi più caldi. Un tempo qui c’erano bufali, leoni, giraffe, zebre. Un tempo. Poi, ci fu la guerra, e le foreste vennero date alle fiamme per stanare i ribelli. E’ rimasto qualche rarissimo bufalo, niente più grossi branchi galoppanti in nuvole di polvere. Molti li hanno anche mangiati. La povertà e la fame sono un pugno nell’anima. Nei villaggi, ma anche nella capitale. Quella che sembra quasi una città occidentale. 
E’ un paese povero, questo. Perfino più povero del Rwanda. Sei bambini su cento muoiono prima di aver imparato a camminare. Assai prima. Difficile, assai difficile, che diventino adulti e superino i cinquant’anni. Eppure la popolazione è cresciuta. Quindici anni fa erano meno di sei milioni, adesso sono dieci. 
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Dic29

Memorie di altri giorni

La prima volta che parlai del Rwanda, di cosa era accaduto in Rwanda, fu una sera d'inverno del 2008, a Trento.

Ero stata invitata a tenere un convegno sulla genesi della pedofilia e della pederastia nella Chiesa cattolica. Mi avevano detto che sarebbe stato freddo, invece trovai una temperatura mite, quasi primaverile. Forse fu per quello che la sala che la regione aveva messo a disposizione degli organizzatori si riempì in fretta. Ad un certo punto feci un accenno alle responsabilità della Chiesa anche in altre situazioni vergognose, non solo nelle migliaia di vicende di abusi sessuali sui bambini. Accennai ai danni che venivano da quelle che vengono chiamate missioni caritatevoli, feci un accenno al Rwanda, al ruolo che avevano giocato la Chiesa e i missionari nella genesi delle teorie razziali, nei genocidi. Mi guardarono stupiti: genocidi? al plurale? perché al plurale?

Così raccontai. Raccontai quello che non sapevano. Raccontai vicende, meccanismi, motivazioni. Guardavo le facce e leggevo stupore, annichilimento, e come una sorta di affascinato raccapriccio. 

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Dic28

Dove tutto è cominciato

Sitt, svegliati, sitt.”

La mano che mi scuote è gentile, la voce è morbida. Con dentro una goccia di urgenza. Fuori è buio, e mi pare di aver dormito poco, troppo poco. Gli occhi mi bruciano. Non sono passati neppure dieci giorni da quando sono arrivata, ma è come se fossero passati anni. Mi tiro a sedere e nella penombra cerco gli scarponcini. Li capovolgo e li scuoto con gesti automatici, prima di infilarli. Il freddo del deserto mi penetra nella carne quando esco. Punture di mille spilli che mi bruciano la pelle nuda delle braccia. Torno dentro a cercare la camicia di flanella, ho le dita così gelide che non riesco neppure a chiudere i bottoni.

Saida, la donna che mi ha svegliato, sembra essere inghiottita dal buio. Le donne badawi, avviluppate in abiti scuri, hanno questa strana capacità di dissolversi nell’ombra, senza rumore. Le voci, poco più di un brusio, vengono dalla tenda più grande, l’unico posto in cui c’è luce. Penso che qualcuno stia male. Forse uno dei bambini, per questo mi hanno svegliato. Non è raro che accada: mal di pancia, mal di denti, mal d’orecchio. Invece nella tenda ci sono solo tre uomini, seduti sui tappeti, a bere shai, the caldo e dolce fatto con la menta. Selim, il marito di Saida, e Ahmed, il marito di Abir, indossano la solita galabia e la kefia, il terzo veste all’occidentale. Hanno visi gravi, compunti. Mi offrono il the e lo bevo in silenzio. So perché il terzo uomo è qui.

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Il genocidio del Rwanda

Viaggio nel silenzio

 

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Vania

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Giornalista e psicologa. Collabora con il Fatto Quotidiano, con MicroMega e con alcuni quotidiani statunitensi. Ha pubblicato i volumi Il genocidio del Rwanda. Il ruolo della Chiesa cattolica (L'Asino d'Oro, 2014) e Viaggio nel silenzio. I preti pedofili e le colpe della Chiesa (Chiarelettere, 2008; seconda edizione Tea, 2010).