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Vania Lucia Gaito

La maestrina

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“La mia maestra dice che non è vero!”
“Cosa, non è vero?”
“Dice che non è vero quello che mi hai raccontato, la storia degli indiani buoni e dei bianchi e dei preti cattivi. Dice che gli indiani erano cattivi e gli altri erano buoni. Devi venire a dirglielo tu, che è vero. Non mi crede. Dice che sono ignorante.”
Così andai. Lei, la maestra, sembrava il prototipo della maestrina dalla penna rossa. Solo più vecchia, sulla cinquantina. Quando si avvicinò non mi tese neppure la mano. E partì subito all’attacco.
“Le favole che lei racconta alla bambina sono diseducative.” Mi aggredì. Il naso le vibrava d’indignazione, e per un attimo fui distratta da quel naso palpitante. Ma fu solo un attimo. “La bambina crede davvero che le cose siano andate così. E quindi non conosce la storia. Quando la interrogo mi racconta le favole che lei le ha narrato. Se non impara la storia io non posso promuoverla.”
“La bambina si chiama Sofia. E quello che le racconto non sono favole.”
Il naso vibrò con più vigore, segno evidente che l’indignazione cresceva.
“Sciocchezze. La bambina racconta di indiani uccisi a migliaia perchè volevano vivere in pace nella loro terra, mentre i bianchi volevano togliere loro la terra e per questo li ammazzavano. Li ammazzavano contagiandoli con malattie dalle quali non sapevano curarsi, li imprigionavano senza motivo, rapivano i loro bambini e li portavano in collegi dove venivano picchiati, torturati, frustati. Lei racconta queste cose a una bambina di otto anni! E non sono neppure vere! La storia non le riporta!”
“Certo che gliele racconto, certo che sono vere! E ai bambini bisogna sempre dire la verità, per quanto brutta possa essere. E che la storia “ufficiale” non le riporti, non significa un bel niente. La storia la scrivono i vincitori, non i vinti. E i vincitori si vergognano sempre di dover confessare ai posteri le proprie bassezze, i massacri compiuti, gli stermini perpetrati; si vergognano sempre a raccontare quanto le loro mani si siano macchiate di polvere, e di fango, e di sangue. Son sempre capaci di trovare nobili motivazioni per giustificare certe indegnità, i vincitori. E le motivazioni sono sempre esemplari, edificanti. E son sempre le stesse: portare la civiltà, regalare il progresso, convertire al cristianesimo.”
“Il cristianesimo? E che c’entra adesso la Chiesa?!”
“C’entra. Perchè attraverso la Chiesa passa la legittimazione dei massacri, delle torture, degli stermini. Da epoche remote fino ai nostri tempi, fino dieci anni fa, fino a ieri, fino a oggi, mentre io e lei ne parliamo…”
“Senta!” Il naso ebbe un fremito che parve estendersi a tutta la faccia. “Finché queste cose non saranno scritte nei libri di storia, non fanno parte del programma ministeriale. E io insegno ai bambini quello che è scritto nei libri, non le favole! E se mi raccontano le favole, e non quello che c’è scritto nei libri, io non posso dargli la sufficienza!”
Me ne andai. Sconfitta. Perchè le verità sono sempre sconfitte, finché la storia la scrivono i vincitori e ce la inculcano fin da bambini. Facendoci credere che la verità raccontata sia l’unica verità. Di più, addormentando i dubbi, le curiosità, i sospetti. Per plasmarci tutti fino a farci credere solo a ciò che è scritto, anche se ciò che è scritto è una menzogna.
E allora bisogna scriverli, certi fatti, perchè assurgano alla dignità di verità. Scriverli, gridarli, raccontarli. Perchè tutti li conoscano. Perfino le maestrine col naso vibrante d’indignazione.
 
Sono passati 15 anni. Mercoledì 14 ottobre Sofia è stata ammessa al master in giornalismo. Perchè la storia non sia scritta solo dai vincitori.
 

Il genocidio del Rwanda

Viaggio nel silenzio

 

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Vania

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Giornalista e psicologa. Collabora con il Fatto Quotidiano, con MicroMega e con alcuni quotidiani statunitensi. Ha pubblicato i volumi Il genocidio del Rwanda. Il ruolo della Chiesa cattolica (L'Asino d'Oro, 2014) e Viaggio nel silenzio. I preti pedofili e le colpe della Chiesa (Chiarelettere, 2008; seconda edizione Tea, 2010).