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Vania Lucia Gaito

Appunti di viaggio

Io sono altrove

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Colpa sua, certo.
Bisogna pur che qualcuno se la prenda, la colpa.
E certo mia non è.
Non dormo. Non ci riesco da troppe notti. Anche il caldo poi.
Un'afa rabbiosa che scioglie in sudore, si appiccica alla schiena, alle braccia, alle gambe. Mi giro da ogni lato e non so dove sto meglio. Mi alzo, vado a pescare una mezza minerale ghiacciata dal freezer, torno a letto in una processione di gatti, io davanti e loro tre dietro, tutti in fila indiana.
Si sdraiano sulle lenzuola, Leo fa sempre tre giri su stesso, prima di accucciarsi nella sua posizione preferita: una pagnotta di pelo rosso con le orecchie. Dida dorme lunga sdraiata, e Miù che ha bisogno di contatto fisico si allunga contro il mio fianco.
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Cavalleria... non solo rusticana

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Primo regalo di oggi: è rincarato il caffè al solito bar.
Arrivo al bar, chiedo caffé e sigarette, la cassiera sorridente mi informa dell’aumento. Caspita.
Sulla porta, uscendo, un anziano signore mi cede il passo e io gli sorrido. Un gesto gentile, per me, automatico, per lui. Automatico per lui perché io sono una donna, e ad una signora si cede il passo. Ha i capelli bianchi, mani da lavoratore, abituate alla fatica. Mi piacerebbe ritrarle, dicono tanto. E mi ritrovo a pensare che quello di aprire la porta a una signora è un gesto d’altri tempi.
Gli uomini, oggi, difficilmente se ne ricordano. Uomini anche con una cultura superiore e mani lisce e morbide da intellettuale. La galanteria è antiquata, come la parola stessa. Non s’usa più.
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Fuori è più freddo

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Non è stato importante nella mia vita. Non mi ha insegnato nulla e forse niente di mio gli è rimasto. Eppure di recente mi è tornato in mente. Va a capire le ragioni di certi labirinti cerebrali! Di certo, io non l'ho capito.

Non ho capito quanto ci fosse di vero e quanto ci fosse di vero soltanto nella sua testa. Non ho capito quanto fosse posa e quanto fosse sentito. Certo, mi faceva ridere. E' così strano trovare un uomo che sappia farmi ridere sul serio. In bilico fra le sue stranezze e le sue dolcezze, equilibrista squilibrato sul filo che divide il freddo dal caldo, il dentro dal fuori, i mostri della mente e le mostruosità del reale.

Ecco, io credo che quel filo lui lo avesse spezzato, per riannodarne i capi a modo suo, facendo confusione, innamorandosi di quello che odiava, mescolando la paura e l'attrazione, il dolore e l'amore. Eppure, son certa, sentiva davvero. E quel che sentiva era autentico, reale, anche quando dava corpo alle ombre, anche quando era il feticismo del dettaglio a stragarlo, anche quando il tempo si dilatava nella sua testa e le emozioni lo sommergevano.
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Piciuli

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Lui dorme

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L'ho lasciato che dormiva. E' un animale notturno, lui. Fuori c'è un'aria di sole, un fruscio d'acqua calma. C'è un silenzio verde e azzurro che fa bene dentro, una pace di primo mattino, una quiete di latte e di brioches.

Ho ripreso a fumare. E' bello stare qui, a cavalcioni del muretto del terrazzo, con le onde tra metri sotto di me, a godersi il caffè e la prima sigaretta del mattino, per una volta dedita al puro piacere, senza rimorsi. Mi piace questo gusto amaro, seguito dal rotolar di fumo sulla lingua. Sotto i piedi nudi sento il freddo del marmo.

Nella stessa quiete si rincorrono piccole onde verdi, fino a spegnersi sugli scogli, sotto il mio terrazzo. Il cane viene ad accucciarsi accanto. Zitto anche lui in questo silenzio. Io resto a godermi la pigrizia del mattino fresco, del caffè, della Marlboro, del pelo ruvido del cane sotto le dita, dell'odore di sale.
Quando si sveglierà, sarà passato.
 
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Il genocidio del Rwanda

Viaggio nel silenzio

 

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Vania

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Giornalista e psicologa. Collabora con il Fatto Quotidiano, con MicroMega e con alcuni quotidiani statunitensi. Ha pubblicato i volumi Il genocidio del Rwanda. Il ruolo della Chiesa cattolica (L'Asino d'Oro, 2014) e Viaggio nel silenzio. I preti pedofili e le colpe della Chiesa (Chiarelettere, 2008; seconda edizione Tea, 2010).