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Vania Lucia Gaito

Appunti di viaggio

Generazione di fenomeni

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Ha uno scopo, questo scritto: quello di rendere giustizia a una generazione, quella di noi nati agli inizi degli anni '70 (anno più, anno meno).
Noi siamo quelli che hanno visto la casa acquistata allora dai nostri genitori valere oggi 20 o 30 volte tanto, e che pagheranno la propria fino ai 50 anni (....almeno!).
Noi non abbiamo fatto la guerra, né abbiamo visto lo sbarco sulla luna, non abbiamo vissuto gli anni di piombo e la nostra memoria storica comincia coi Mondiali di Spagna'82.
Per non aver vissuto direttamente il '68 ci dicono che non abbiamo ideali, mentre ne sappiamo di politica più di quanto credono e più di quanto sapranno mai i nostri fratelli minori e discendenti.
Babbo Natale non sempre ci portava ciò che chiedevamo, però ci sentivamo dire, e lo sentiamo ancora, che abbiamo avuto tutto, nonostante il fatto che quelli che son venuti dopo di noi sì che hanno avuto tutto, e nessuno glielo dice.
Siamo l'ultima generazione che ha imparato a giocare con le biglie, a saltare la corda, a giocare a un-due-tre-stella, e allo stesso tempo i primi ad aver giocato coi videogiochi, ad essere andati ai parchi di divertimento o aver visto i cartoni animati a colori.
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Ritorno

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Torno dopo due mesi di assenza.
Torno a scrivere da un'altra città, da un altro cielo, da un'altra vita.
Torno con un dolore e una perdita.

Ma torno ancora ad esistere.

 

Arrivederci

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Vado via per un po' di tempo.
Non scriverò.
Ho bisogno di starmene per i fatti miei.
Niente impicci.
Forse riuscirò addirittura a tornare.

Sono insofferente senza dirlo, acida senza sembrarlo, confusa senza saperlo e sono io senza volerlo.

 

Campi

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Ore 21.08.
Deserte le strade, deserte le piazze, le pizzerie, i luoghi di ritrovo.
Le automobili degli ultimi ritardatari sfrecciano verso casa, le ruote impazienti mordono l'asfalto che sa ancora di afa, sebbene stia scendendo il buio. Tra climatizzatori accesi e cardiopalma, hanno già dato il calcio d'inizio.
Corrono su e giù dietro un pallone, cercando di salvare la faccia di fronte alle ennesime vergogne. Sudano, cadono, volano. Cercano ancora di farcelo credere. E noi siam ben disposti a bercela, ancora una volta. Sudati più di loro, ansimanti più di loro, noi sbracati in poltrona col Sympatol accanto, chè stasera si decide la finale. Pronti a dimenticare che il calcio italiano, la terza industria del nostro amato paese, è come tutto il resto, peggio del resto: accordi, mercanteggiamenti, bustarelle, lobbies. Arbitri, calciatori, allenatori, manager... inghiottiti dal vortice di troppi milioni di euro, di troppi sponsor, di troppi diritti televisivi.
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Pagina bianca

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Sto riorganizzando le idee.
Disponendo le truppe.
Dipingendo le mura.
Da parte mia, mi sento pronta a scrivere una nuova pagina.
Ma ho bisogno d'una pagina bianca.

 
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Il genocidio del Rwanda

Viaggio nel silenzio

 

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Vania

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Giornalista e psicologa. Collabora con il Fatto Quotidiano, con MicroMega e con alcuni quotidiani statunitensi. Ha pubblicato i volumi Il genocidio del Rwanda. Il ruolo della Chiesa cattolica (L'Asino d'Oro, 2014) e Viaggio nel silenzio. I preti pedofili e le colpe della Chiesa (Chiarelettere, 2008; seconda edizione Tea, 2010).