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Vania Lucia Gaito

Appunti di viaggio

Quando c'era Silvio

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Si sente orfano. Gira per casa come l'ombra di Banco.
Ultimamente m'ha chiesto di fargli vedere "Quando c'era Silvio". Gli ho inserito il dvd e l'ho lasciato a se stesso e alla sua nostalgia. Ma non è pago.
Ieri sera, a cena, di punto in bianco s'è girato verso mia madre e le ha detto "Male non sta, è andato anche a votare alla Camera...".
Si consola coi Tg di Emilio Fede, aspetta appassionatamente che arrivi l'ora. Se è fuori, arriva trafelato "E' già iniziato?". Ma anche Fede non basta. Anche se ad ogni Tg mia madre gli prepara la cammomilla, tiene pronte le gocce per il cuore. S'indigna, si inviperisce, gli si gonfia una vena bluette sulla gola. Ma non gli basta. Lui cerca il Cavaliere, vuole solo lui, i surrogati lasciano l'amaro in bocca, un senso di insoddisfazione.
Rivuole il suo nemico. Si sente offeso, tradito dalla sua assenza.
Dopo quarant'anni di voto a destra, mio padre ha votato a sinistra. "Purchè se ne vada" m'ha detto tornando dai seggi. E ora gli manca. Lo cerca dappertutto, da Vespa, da Fede, perfino da Marzullo. Rivuole il suo Silvio. Vorrebbe rivedere adesso la sua faccia, rivuole ascoltare i suoi discorsi, riprenderli con me punto per punto per dimostrarmi quanto abbia torto, quanto sia subdolo, quanto sia falso, quanto abbia tradito il paese.
Per consolarlo gli ho comprato il libro di Travaglio. E' contento ma non è la stessa cosa.
Lui vuole Silvio, vuole vedere la sua faccia adesso; vorrebbe lui, Previti e Dell'Utri. Vorrebbe vedere il nuovo governo far leggi più giuste, più eque, meno ad personam. E' un ingenuo, in fondo, un idealista. Non capisce ancora che cane non mangia cane.
A questi qui, da cui aspetta giustizia, lui non li perdonerà mai.
 

I "franceschi" tiratori

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Uno spettacolo osceno.
Fino all'una e mezzo ad aspettare l'esito della votazione al senato. Fumata nera.
E stamattina ho gli occhi pesti.
L'onorevole Mastella si è fatto portavoce di un programma che titola "La questione morale come priorità permanente". A leggerlo, caro onorevole, c'è il rischio che la gente poi ci creda. Gliela spiega Lei, poi, la faccenda dei "franceschi tiratori"?
Mi ha fatto così ridere, ieri sera! Io che non mi sono mai sentita nè a destra nè a sinistra di nessuno, me lo posso permettere. Posso permettermi di riconoscere una buona proposta, da qualunque direzione venga, così come posso permettermi di ridere di una battuta al fulmicotone. Ma questa risata lasciava una sgradevole sensazione di amarezza.
Perchè la politica del ricatto, quella che fece anche Bossi a suo tempo (e quella che ha fatto ultimamente dichiarando di appoggiare la candidatura di Andreotti a patto che il referendum venisse anticipato al 18 giugno), ci racconta di nuove facce con un vecchio modo di far governo.
 
Stamattina, mentre uscivo di casa, ho incrociato degli imbianchini al lavoro. Stavano imbiancando per coprire la scritta "Andreotti porco" dal muro del palazzo di fronte.
E io ho pensato che forse sì, ma almeno è un porco onesto.
Non ha mai fatto finta che non gli piacessero le ghiande.
 

Pane e rose

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Antefatto

1912.

Nell’industria tessile di Lawrence, Massachussetts, scoppia uno sciopero durissimo e tragico che dura due mesi, in conseguenza della decisione dell’azienda di ridurre i già magri salari, dopo che una legge dello stato ha imposto una riduzione delle ore lavorative settimanali. Sopra uno striscione delle operaie manifestanti si legge: “Vogliamo il pane, ma vogliamo anche le rose!”. Il pane e le rose, cioè non solo soldi ma anche la dignità e il diritto ad una migliore qualità della vita. Perchè la dignità non si compra con il denaro ma si conquista anche rivendicando condizioni di lavoro migliori, esigendo rispetto e correttezza, assicurandosi la possibilità di un futuro.


Oggi
Soliti giochi. Poco stupore.
Un Bertinotti con scarpe da ottocento euro che pesca nell'elettorato moderato (chissà se il compagno Fausto lo sa che c'è gente che ci vive un mese, e anche con meno!), un D'Alema con tanto di barca che poi vive nelle case popolari, un Prodi che ha in programma di creare un interporto a Malta per lo scambio delle merci.
Sissì.
Il dollaro in discesa precipitosa, la guerra all'Iran per cercare di rimandare il più possibile l'inevitabile resa dei conti. Economie a picco. Rumore di pentole argentine.
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Il genocidio del Rwanda

Viaggio nel silenzio

 

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Vania

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Giornalista e psicologa. Collabora con il Fatto Quotidiano, con MicroMega e con alcuni quotidiani statunitensi. Ha pubblicato i volumi Il genocidio del Rwanda. Il ruolo della Chiesa cattolica (L'Asino d'Oro, 2014) e Viaggio nel silenzio. I preti pedofili e le colpe della Chiesa (Chiarelettere, 2008; seconda edizione Tea, 2010).