You are here:
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

Vania Lucia Gaito

Articoli

Decodifica dello shampismo

E-mail

Premetto che io non guardo la televisione, se non una mezz'ora quando vado a letto, e solo e soltanto "Il trenino Thomas" (piace moltissimo ai miei gatti e io mi adeguo).
Ieri nel pomeriggio, però, ho letto una serie di post che riguardavano il programma della Annunziata (portate pazienza, manco so come si chiama la trasmissione) e mi sono incuriosita. Sicché l'ho cercato sul web e l'ho guardato. 
Ritengo giusto condividere con voi alcune considerazioni. Eccole.
Esistono due tipo di giornalisti: quelli che fanno con dignità e preparazione questo mestiere (pochi, eh!) e gli shampisti.
I primi conoscono gli argomenti di cui intendono parlare, si preparano, hanno prospettive aperte e orizzonti ampi. Non partono da tesi preconcette ma fanno domande, specialmente se si occupano di politica, di ampio respiro, che riguardano idee e programmi.
Gli shampisti no. Partendo da altri presupposti, poco sono interessati alla politica "pura". Si interessano di altre cose, assai più vicine al pettegolezzo che non al giornalismo. Parlano di persone, di fatterelli, di chi sarà messo in quale posto. 
Lo shampista non fa informazione: tenta di accreditare o screditare chi è più o meno vicino alle sue appartenenze.

Leggi tutto...
 

Scusi, per la stazione?

E-mail

Meno male che il Dalai Lama venne in volo e atterrò a Boccadifalco. Perché se, mai sia, fosse venuto in treno, la pantomima della città lustra, bella e pulita sarebbe stato assai più difficile metterla in scena.

Perché chi arriva a Palermo in treno ha l’impatto più devastante, e più vero, con la città. Con la città tutta, non solo con le parti “nobili”, i quartieri da salotto buono.

Il primo, appena messo piede fuori dalla stazione, è un muro di lamiere e lavori in corso. Sono lì da un po’ prima delle guerre puniche, e a passarci davanti per mesi e mesi, a quel muro di lamiere, viene da pensare a complicate infrastrutture elettroniche che servono a coordinare l’arrivo e le partenze dei treni, il passaggio degli autobus, lo smistamento dei taxi. Niente del genere. L’altro giorno, mentre ci passavo davanti, l’animo della portinaia che mi alberga dentro ha preso il sopravvento, e ho appoggiato l’occhio a una feritoia. Un marciapiede. Stanno facendo un marciapiede. Mancano mattonelle qua e là ma è sostanzialmente finito. 

Leggi tutto...
 

Confessioni da giornalista

E-mail
Io non sono una buona giornalista.
 
Per me i delitti son delitti e se ne deve occupare la giustizia, senza armare processi televisivi, plastici, ricostruzioni, interviste insulse a parenti disperati, abominevoli tentativi di vestire i panni di novelli Poirot che risolvono il caso seduti in poltrona. I giornalisti danno le notizie di cronaca, certo. E solamente quello dovrebbero fare. Non andare a stuzzicare le fantasie morbose di anziane casalinghe, vellicare le curiosità insane di bovini cervelli da impiegati dell'anagrafe (con tutto il rispetto per i bovini).
 
Io non sono una buona giornalista.
 
Lo spazio non mi basta. Mai. E' sempre troppo poco per le mie domande, per la mia necessità di raccontare i perchè e i percome. Non so scrivere che in quel posto c'è una rivolta in atto, una guerra. Devo sapere cosa c'è stato prima, capire come ci si è arrivati, andare a guardare e conoscere, mangiare con chi mangia sotto le bombe, dormire con loro, abbracciarli quando li saluto dopo tre giorni e mi pare di averci condiviso la vita. E solo dopo posso scrivere davvero. Prima no. Mi sembrano parole sprecate e io non so sprecare parole.
Leggi tutto...
 

Dal Burundi con amore

E-mail
Non è il Rwanda. E’ appena a sud dell’equatore, una manciata di terra verde e rossa, ma non è il Rwanda. La dolcezza dell’aria è la stessa, il tepore dell’aria è lo stesso, perfino la storia è la stessa. Fino a un certo punto, almeno. 
Al posto delle colline verdi c’è un altopiano, ma il sole è dolce, difficilmente si superano i trenta gradi, anche nei mesi più caldi. Un tempo qui c’erano bufali, leoni, giraffe, zebre. Un tempo. Poi, ci fu la guerra, e le foreste vennero date alle fiamme per stanare i ribelli. E’ rimasto qualche rarissimo bufalo, niente più grossi branchi galoppanti in nuvole di polvere. Molti li hanno anche mangiati. La povertà e la fame sono un pugno nell’anima. Nei villaggi, ma anche nella capitale. Quella che sembra quasi una città occidentale. 
E’ un paese povero, questo. Perfino più povero del Rwanda. Sei bambini su cento muoiono prima di aver imparato a camminare. Assai prima. Difficile, assai difficile, che diventino adulti e superino i cinquant’anni. Eppure la popolazione è cresciuta. Quindici anni fa erano meno di sei milioni, adesso sono dieci. 
Leggi tutto...
 

Memorie di altri giorni

E-mail

La prima volta che parlai del Rwanda, di cosa era accaduto in Rwanda, fu una sera d'inverno del 2008, a Trento.

Ero stata invitata a tenere un convegno sulla genesi della pedofilia e della pederastia nella Chiesa cattolica. Mi avevano detto che sarebbe stato freddo, invece trovai una temperatura mite, quasi primaverile. Forse fu per quello che la sala che la regione aveva messo a disposizione degli organizzatori si riempì in fretta. Ad un certo punto feci un accenno alle responsabilità della Chiesa anche in altre situazioni vergognose, non solo nelle migliaia di vicende di abusi sessuali sui bambini. Accennai ai danni che venivano da quelle che vengono chiamate missioni caritatevoli, feci un accenno al Rwanda, al ruolo che avevano giocato la Chiesa e i missionari nella genesi delle teorie razziali, nei genocidi. Mi guardarono stupiti: genocidi? al plurale? perché al plurale?

Così raccontai. Raccontai quello che non sapevano. Raccontai vicende, meccanismi, motivazioni. Guardavo le facce e leggevo stupore, annichilimento, e come una sorta di affascinato raccapriccio. 

Leggi tutto...
 
Pagina 1 di 25

Il genocidio del Rwanda

Viaggio nel silenzio

 

Syndication

feed-image Feed Entries

Links

Scarica un estratto di
Il genocidio del Rwanda

I più letti

Seguimi su

Vania

Author

Giornalista e psicologa. Collabora con il Fatto Quotidiano, con MicroMega e con alcuni quotidiani statunitensi. Ha pubblicato i volumi Il genocidio del Rwanda. Il ruolo della Chiesa cattolica (L'Asino d'Oro, 2014) e Viaggio nel silenzio. I preti pedofili e le colpe della Chiesa (Chiarelettere, 2008; seconda edizione Tea, 2010).