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Vania Lucia Gaito

Palermo e la politica radical-chic

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Non so se avete mai presenziato ad una riunione politica. Non parlo di consigli dei ministri o di sessioni parlamentari, per carità, che sarebbero intollerabili perfino ai monaci buddisti che hanno raggiunto il nirvana. Una di quelle riunioni politiche cittadine, quelle che in questo periodo, a sei mesi dalle elezioni, spuntano qua e là per Palermo come porcini dopo un temporale.

Quando nell’aria comincia a spandersi odore di elezioni, prima o poi vi ritroverete un amico o un parente che vi invita a un circolo, un convegno, una conferenza o un dibattito. Ovviamente, ci sono gli “uscenti” che sarebbero disposti a qualunque compromesso e sacrificio (anche umano) pur di mantenere il marmoreo sedere sulla poltrona. Tanto per dire, ultimamente, in città, è tutto un pulire aree e giardini che fino a due mesi fa erano allo stato di jungla urbana in cui combattevano vietcong e giapponesi, ignari della fine della guerra. Ora manca poco che vadano a dare la cera ai marciapiedi.

Certo, ci sono impegni da mantenere anche di altro genere, e l’attuale sindaco Leoluca Orlando Cascio somiglia sempre più a quei giocolieri cinesi che tentano in ogni modo di tenere in bilico una serie di piatti rotanti su lunghe pertiche. Sfidando, impavido, il senso del ridicolo. Non vi voglio tediare con dettagliate descrizioni di piste ciclabili disegnate a zigzag sui marciapiedi e sugli spartitraffico, se vi fate due passi in giro sono certa che vi imbatterete in qualcuno di questi fantasiosi orrori partoriti da menti magari creative ma chiaramente disturbate.

La faccenda è questa: gli indisciplinati selvaggi, un paio di centinaia, che avevano portato in tribunale l’ordinanza istitutiva della prima ZTL incassando ottimi risultati, si sono moltiplicati. E si sono raddoppiati quando c’è stato da portare in tribunale l’ordinanza successiva. Mica perché non vogliono la ZTL, sia chiaro. Perché, insieme alla ZTL, vorrebbero (poveri ingenui) quella manciata di servizi che consentirebbero di muoversi in assenza di auto. Senza rendersi conto che il povero Leoluca Orlando Cascio di quei soldini ha un bisogno disperato, i conti del comune sono allo sbando.

Ad oggi, anche solo alla voce “Altri pagamenti da regolarizzare” già codificati dal tesoriere, ci sono oltre 95 milioni, di cui quasi 26 riguardanti il solo mese di settembre. Figuratevi il resto. E ci sono i debiti fuori bilancio, anche, ma quelli se li conservano per farci una sorpresa a fine anno. Ed è oneroso pure continuare a combattere nei tribunali. Per dire, se è vero che per quest’anno le spese per gli avvocati e il patrocinio legale si attestano intorno ai 72mila euro, gli oneri da sentenze sfavorevoli sono di oltre sei milioni di euro per il 2016 (che non è neanche finito), a fronte dei poco più di cinque milioni dell’anno scorso. Nonostante i grandi proclami, pare proprio che i tribunali e Leoluca Orlando Cascio abbiano smesso da tempo di andare d’accordo. Ma era così già con Falcone.

Meno male che è intervenuta Legambiente, a sostegno del Comune, nella vicenda ztl pendente al TAR. A scanso di equivoci, sia chiaro che nessuno potrebbe mai sospettare che l’appoggio al Comune sia minimamente correlato alla concessione a Legambiente del padiglione 13 b/c/d/e ai Cantieri Culturali della Zisa per l’irrisorio periodo di 12 anni. Certo, è verissimo che per anni Legambiente si è impegnata in ogni modo per ottenere quello spazio, senza essere mai minimamente tenuta in considerazione. E’ una mera coincidenza, e se non lo pensate anche voi allora siete dei malfidenti.

A contrappunto al sindaco uscente, c’è un gran fiorire di intenzioni. Ora, nella vostra ingenuità, voi penserete che uno che abbia intenzione di mettere mano alle cose che non vanno in città (e di lavoro ne avrebbe per sé e per la sua discendenza tutta), come punto di partenza debba perlomeno avere una conoscenza delle criticità, poi un progetto di risanamento e magari un’idea di spesa e destinazione dei fondi. Per esempio, ad ottobre allegramente crollava una pensilina di una scuola a Borgo Nuovo. E pensare che il Comune ha messo in bilancio ben 1017 euro per gli oneri di manutenzione straordinaria delle scuole palermitane! No, non per ciascuna scuola, non siate esosi, devono spartirseli! Per l’acquisto di “piante”, invece, sono stati spesi circa 50mila euro. Del resto, che conta la sicurezza di un po’ di ragazzini a fronte di un po’ di verde nei palazzi di rappresentanza? Non vorrete mica che, mai sia, il sindaco faccia una conferenza stampa senza una kenzia o un benjamin sullo sfondo?

Le intenzioni delle nuove leve, dunque, dovrebbero essere poche e chiare: conoscere le spese del comune e riallocare i fondi in base alle urgenze più immediate. Non sarebbe considerato un affronto se, oltre questo, ci fosse un programma reale di sviluppo urbano da “spalmare” nel corso della legislatura. Quella che coloro che ne sanno parlare chiamano “vision”. Tipo: come vogliamo che sia Palermo tra 10 anni? Così, così e cosà. Allora bisogna fare questo, quello e quell’altro, prendere i soldi qui, qui e qui e in dieci anni raggiungiamo l’obiettivo.

Ma voi siete davvero degli ingenui! Davvero credete che quelli che vi intrattengono in convegni e dibattiti abbiano una minima idea di tutto questo? Ho assistito per ore ad incontri di ogni livello e schieramento e l’interesse era solo ed esclusivamente uno: levati tu che mi metto io. Alcuni con intenzioni assai nobili, altri con un istinto predatorio che avrebbe fatto impallidire un giaguaro. I conti non sono mai sul bilancio, sono sempre e solo sui voti, le alleanze, e ci si scanna per una pretesa di purezza che, dati un po’ di conoscenza e due grammi di cinismo, è da rabbrividire.

Ogni gruppo o gruppetto, associazione o circolo ha i suoi “intellettuali”. Piano. Non vi immaginate Noam Chomsky. Meno. Assai meno. L’intellettuale palermitano è un oscuro professorino, che ha scritto qualche ancora più oscuro libello, pubblicato da qualche incognita tipografia che l’autore definisce “il mio editore” e venduto, bene che vada, dalla libreria sottocasa il cui titolare è primo cugino della zia della moglie. Sia chiaro, i palermitani lo osannano come fosse il Dalai Lama. In genere, l’intellettuale radical-chic si prodiga al suo meglio sperticandosi esclusivamente sulla cultura. Che altro non sa.

C’è chi vuole portare il teatro allo zen, quando magari sarebbero assai più necessarie le fogne, ma lui allo zen non ci ha mai manco messo piede e, nebulosamente, immagina che una stagione operistica risolva miracolosamente ogni problema.

C’è quello che vuole fare la biblioteca a Bonagia e non ha la minima idea di quanto sia problematica già la sola dispersione scolastica nel quartiere.

Non vi annoio oltre. Come direbbe Alfred Hitchcock: il resto immaginatelo voi.

Di recente ho avuto modo di apprezzare un vertice di menti eccelse. Intenzioni meravigliose. Ma vacue come certi sogni del mattino che evaporano al risveglio. Nessun piano, nessun progetto per la città, se non buone intenzioni pressoché inutili. Ognuno convintissimo di raccogliere consensi a mani basse.

Ho resistito poco. Sono trasparente e il fastidio, lo scetticismo, l’irrisione, mi trapelano dagli occhi e dalla faccia. Sono andata a farmi un aperitivo in un bar al centro, quello subito dopo la Champagneria.  Era in corso un aperitivo rinforzato, come lo chiamano qua. Pizzette, couscous, insalata di riso, falafel. Ecco, l’unica cosa che mi attirava era il falafel. Addento una polpetta, mastico e sento qualcosa pungermi la lingua. Con cautela mi sfilo dalla bocca una specie di amo di quelli usati per la pesca d’altura. Una scimitarra. Chiamo il cameriere, gli mostro il corpo del reato e gli dico di ritirare il vassoio, casomai ce ne fossero altri. Arriva il proprietario con tante scuse, ma il vassoio col falafel resta al suo posto. Il conto, ovviamente, l’abbiamo pagato per intero.

Ecco, magari se alle riunioni politiche ci inserissero qualche postilla sui controlli dell’ufficio d’igiene o dei NAS sarebbero un pelino già più credibili.

 

Il genocidio del Rwanda

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Giornalista e psicologa. Collabora con il Fatto Quotidiano, con MicroMega e con alcuni quotidiani statunitensi. Ha pubblicato i volumi Il genocidio del Rwanda. Il ruolo della Chiesa cattolica (L'Asino d'Oro, 2014) e Viaggio nel silenzio. I preti pedofili e le colpe della Chiesa (Chiarelettere, 2008; seconda edizione Tea, 2010).