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Vania Lucia Gaito

Il grillini e gli eredi di Berlusconi

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Quando leggo post o, peggio, titoli di articoli che raccontano che Tizio ha "asfaltato", "umiliato”, "distrutto", "polverizzato", "demolito" Caio, mi rendo conto appieno dell'enorme degrado dell'intelligenza collettiva.

Chi crede diversamente, decide diversamente, sostiene opinioni e ragioni diverse dalle nostre, va asfaltato, umiliato e demolito. Non altro. Lo scontro politico è diventato un agone per falliti ego che necessitano di sfogare il proprio livore e di dare in pasto ai propri simpatizzanti questa cultura dell'annientamento degli avversari.

L'impoverimento culturale figlio del berlusconismo (è questa, qualunque cosa se ne dica, la vera e imperdonabile colpa dell'ex cavaliere) ha trovato terreno fertile nei grillini: poverissimi di cultura, tristemente bisognosi di slogan facili e pensieri precostituiti, tesi solo alla "punizione" di coloro che hanno smembrato e distrutto il Paese per mero tornaconto immediato. "Umiliazione" e "distruzione" assai spesso sbandierata e mai realmente avvenuta.

Quello di cui non si è resa conto finora la "politica" e specialmente i partiti che oggi si definiscono (termine raccapricciante) "tradizionali", è che alla scala di Maslow non c'è scampo, e laddove non sono soddisfatti i bisogni primari vige il "mors tua vita mea". 

Incapace di una progettualità a lungo termine, proprio perché già obnubilata da vent’anni di veline e tronisti, la classe politica in carica non si è resa conto che combinare la povertà culturale con la povertà economica significava accendere una lunga miccia sotto una polveriera.

Mi spiego. La crisi economica (non mi addentro nell’argomento, ma anche qui ci sarebbe parecchio da dire) ha avuto il dubbio merito di portare alla luce un fatto assodato già da molti anni: chi ha l’aggancio giusto, l’amicizia giusta, il calcio giusto, e sa tramare, ordire e passare anche sui cadaveri dei propri figli, riesce a “sistemarsi” e svernare sulle spalle del prossimo. Il “merito” non c’entra assolutamente niente. Ed è una triste situazione che viaggia trasversale, dalle università al parlamento, dagli ospedali alle istituzioni. Se già appartieni alla cerchia degli “eletti” (e magari sei figlio o parente prossimo di un “barone”), la carriera universitaria è tutta in discesa, anche se non hai mai letto una pagina in tutta la tua miserabile esistenza, e alla laurea vedrai che “papà” una sistemazione te la trova. Magari ti sei pure laureato in ingegneria, ti viene commissionata la costruzione di un ponte o di una scuola, che casomai vengono tirati su con cemento depotenziato perché la ditta che ha vinto l’appalto (dio sa quanto poco trasparente se non truccato) deve farci la cresta, e se crollano portandosi dietro un po’ di vite umane, pazienza, ci sarà sempre un magistrato (anche qui, quanto ci sarebbe da dire!) pronto a fare spallucce e sentenziare che non è colpa di nessuno.

O magari diventi dottore. E non voglio pensarci nemmeno a quello che può succedere, perché con l’aggancio giusto si diventa primari, ché primario è una nomina “politica”. Per anni ci hanno dato a intendere che per la sanità si spendeva troppo. Vero. Giusto. Sacrosanto. Ma se una garza che, mettiamo, costa un euro, viene comprata a 5 euro, secondo voi c’è qualcosa che non torna oppure no? Non sarà mica che chi si occupa di approvvigionamento strapaga il materiale perché l’azienda fornitrice “ricambia” la cortesia con viaggi, regali e mazzette? Non è che si consumano troppe garze, è che gli sciacalli sono arrivati ovunque! Non parliamo neppure di interi reparti smantellati e ricostruiti altrove, magari per soddisfare la necessità di qualche altro “barone” di sistemare la propria progenie o il protégé di turno. Avete un’idea anche vaga di quanto costa mettere su un reparto, per dire, di cardiochirurgia? Non pensate ai letti, ai pappagalli e alla copertine termiche. Pensate all’impianto di erogazione dell’ossigeno terapeutico, pensate ai generatori d’emergenza per la sala operatoria, pensate all’impianto elettrico e a tutti i complessi macchinari che serviranno a salvare le vite in quelle stanze sterili. Anche se non facessero un centesimo di cresta (ipotesi dell’irrealtà, d’accordo), servono centinaia di migliaia di euro.

Ora immaginate cosa possa voler dire quando un reparto così viene, per esempio, smantellato a Palermo per essere ricostruito a Catania. Magari solo per dare “sistemazione” al figlio o al protégé di uno di quei baroni di cui sopra, che diventerà magicamente primario. Centinaia di migliaia di euro buttati giù con lo sciacquone a Palermo e altri centinaia di migliaia di euro in un altro sciacquone a Catania. E volete risparmiare tagliando i ticket sulle supposte?

Altrettanto vale per la scuola (orrido carnaio!), per le pubbliche amministrazioni, per qualunque settore in cui la “politica” abbia potuto allungare le mani. Non sto qui a farvi l’elenco o anneghiamo in un mare di lacrime e desolazione.

Ora, finché non è arrivata la crisi, sembrava che di certe cose non ce ne fossimo mai accorti. Sciocchezze. Le sapevamo benissimo ma tutto sommato i miseri bisogni primari erano soddisfatti e ci stava bene così. Potevamo ancora permetterci la vacanza estiva e magari pure quella invernale, qualche teatro e un po’ di cene nei ristoranti chic, una macchina nuova ogni cinque anni anche se con una parte a rate, il mutuo di casa… tanto il lavoro c’era, qualche soldino da parte pure e se proprio fosse stato necessario levarsi l’appendice si poteva andare in clinica privata e stare tranquilli. Pace così.

Poi, il crollo. Via le vacanze invernali e spesso pure quelle estive, via la macchina nuova, via la clinica, via teatri, ristoranti e perfino pizzerie, via il lavoro e senza un reddito ti lascio immaginare come possono concedertelo il mutuo per comprarti casa, via tutto. E, di colpo, la presa di coscienza: qualcuno continuava a spassarsela allegramente nonostante gli imprenditori che s’impiccavano, le strade che crollavano, le scuole pericolanti, le famiglie senza più casa e costrette a vivere in macchina, la miseria e la sventura.

Soltanto che, nel frattempo, con i neuroni atrofizzati dalle troppe veline e tronisti, e con la capacità di pensiero e critica spenta dalle troppe D’Urso e De Filippi, la “ggente” non ha saputo guardarsi intorno e rendersi conto di quanto i predoni avessero già saccheggiato ogni cosa. E tuttavia sono andati dritto al cuore del problema: la classe politica, madre della classe dirigente. Senza raziocinio, senza progetto, come Polifemo accecato dal bastone arroventato, una massa informe, confusa e invelenita, è partita al contrattacco. Non vuole “aggiustare” nulla, perché le masse non hanno progettualità, mai. Non vuole capire nulla, perché le masse non hanno intelligenza propria, mai. Non vuole programmare nulla, perché la masse non hanno lungimiranza, mai. Se avete mai letto Gustave Le Bon lo sapete anche voi. Vogliono solo vendetta: mi hai ridotto un miserabile, voglio che sia miserabile anche tu. Annientato, umiliato, asfaltato, distrutto. Demolito.

E i grillini erano lì. Non i soli, d’accordo. A pascersi sull’insoddisfazione, le miserie e la sete di ritorsione c’è pure la Lega. E non solo quella. Si abbeverano nello stesso stagno, ma con la differenza che questi ultimi al “potere” ci sono stati. Senza risultati, ma ai propri accoliti importa poco: non sono capaci di memoria e il loro cervello è il duodeno. Gli si può propinare qualunque menzogna, sono pronti ad accoglierla in nome dell’odio.

I grillini no. Restano quelli duri e puri, quelli che si investono del ruolo di tribuno della plebe, di giustizieri, di onesti, di demolitori, asfaltatori, polverizzatori, distruttori. E magari è pure giusto. Quando una casa ha le fondamenta marce, inutile dare ritinteggiate. Bisogna abbatterla e ricostruirla. E qua sorge un problema. Perché per ricostruirla, e ricostruirla bene, solida, che duri e regga al tempo, sono necessarie competenza e capacità. Servono progetti, ingegneri bravi, architetti capaci, muratori esperti, elettricisti pratici, tappezzieri, falegnami, idraulici provetti. Gente che abbia un cervello, e non solo una pancia. E che lo sappia usare. Gente che sappia come fare e cosa fare.

E se mi guardo intorno, giuro che tra i grillini non ne vedo nemmeno uno. Ma tanto Polifemo non vuole davvero distruggere e ricostruire. Rivuole solo le vacanze, la macchina e qualche cena fuori. Per tornare ad affogare la sete di giustizia tra le veline e gli amici di Maria.

 

 

Il genocidio del Rwanda

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Giornalista e psicologa. Collabora con il Fatto Quotidiano, con MicroMega e con alcuni quotidiani statunitensi. Ha pubblicato i volumi Il genocidio del Rwanda. Il ruolo della Chiesa cattolica (L'Asino d'Oro, 2014) e Viaggio nel silenzio. I preti pedofili e le colpe della Chiesa (Chiarelettere, 2008; seconda edizione Tea, 2010).