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Vania Lucia Gaito

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Abbiamo apprezzato

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Abbiamo apprezzato.
Abbiamo apprezzato il fatto che ieri sera AnnoZero abbia dedicato l’intera trasmissione al problema della pedofilia tra i preti.
Abbiamo apprezzato la trasmissione di Sex crimes and Vatican, il video-choc che abbiamo sottotitolato e che in rete è stato visto da oltre 4 milioni di persone.
Abbiamo apprezzato la lettera di Marco Travaglio all’uomo che per lui (e, permettetecelo, anche per noi) resterà sempre “il direttore”.
Abbiamo apprezzato la presenza di Colm O’Gorman in studio, che finalmente ha potuto avere quel contraddittorio che da sempre il Vaticano gli ha negato.
Abbiamo apprezzato l’onestà intellettuale di Michele Santoro, che non si è lasciato trasportare dalle critiche e dai “suggerimenti”, che da più parti sono piovuti, di non trasmettere il video.
Abbiamo apprezzato la presenza di Monsignor Fisichella: non è facile essere presenti durante una trasmissione televisiva in cui viene mandato in onda un filmato come Sex crimes and Vatican.
Abbiamo apprezzato il lavoro di don Fortunato Di Noto: peccato lo svarione proprio in ultimo, quando dice di aver attivato in silenzio le procedure opportune per il caso di Marco Marchese. Perché in silenzio, mentre per gli altri pedofili, fuori dalla gerarchia ecclesiastica, questo silenzio non c’è?
Abbiamo apprezzato Marco Marchese, che in diretta ha saputo rispondergli che non ha ricevuto da lui né un messaggio, né una chiamata, né un gesto di solidarietà. Ci vuole un gran coraggio.
Abbiamo apprezzato anche il coraggio di chi ha voluto portare la sua testimonianza pur celandosi nell’ombra, sapendo bene che avvoltoi possano essere certi giornalisti, e non volendo nuovamente compromettere una privacy e una serenità già lungamente violentate.
Abbiamo apprezzato Gianluigi del Palo e Alessandro Speciale, peccato lo scivolone finale sul nostro lavoro, quando uno di loro ha sostenuto che nei sottotitoli avessimo indicato Ratzinger come autore del Crimen. C’è voluto Santoro a smentire, dando la “parola d’onore” che non fosse così. A me è sorto il dubbio che forse i cattolicissimi giornalisti dell’Avvenire avessero scritto senza neanche guardarselo, il video su internet.
Abbiamo apprezzato la traduzione dei passi salienti del Crimen sollicitationis. Un po’ meno abbiamo apprezzato i tentativi di barcamenarsi tra il diritto canonico, le scomuniche, il diritto civile e il diritto penale. Ci vorrebbero idee più chiare, e una maggiore conoscenza della legislatura del nostro Paese, non solo del diritto canonico. Dopotutto, siamo ancora italiani.
Abbiamo apprezzato che monsignor Fisichella abbia provato a dire che il video era basato su una “sola campana”, quella delle vittime. Ancor di più abbiamo apprezzato che Colm O’Gorman abbia ribattuto che nonostante i ripetuti tentativi di dialogo col Vaticano, le interviste fossero state sistematicamente rifiutate.
Abbiamo apprezzato che finalmente, nel nostro Paese, per una volta almeno, si sia potuto trattare un argomento così “off-limit” che la stampa e la televisione, dall’ottobre 2006, non vi avevano neanche fatto accenno.
Abbiamo apprezzato il fatto che, stavolta, sia stato il movimento imperioso del popolo libero della rete a dire la sua e a spingere i giornali e la televisione a parlare di un argomento giudicato tanto scabroso. Forse qualcosa si può ancora fare.
Avremmo apprezzato essere ricordati. Non per orgoglio, o non solo per orgoglio, ma perché ci piacerebbe che in Italia l’informazione fosse libera come è libera in rete e come noi abbiamo fatto in modo che fosse. Ma l’orgoglio è un peccato.
Non importa. Abbiamo apprezzato lo stesso.

 

Libera nos a malo

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La vera immagine dell’Italia nel mondo è quella di Stato vassallo. Non dell’America o del Nano Malefico, ma di un Nanostato: il Vaticano.
Ogni domenica, in prima serata, la BBC manda in onda “Panorama”, un programma-inchiesta sullo stile di “Report”. Il 1 ottobre 2006 mandò in onda un documentario dal titolo “Sex crimes and the Vatican“. In Italia non solo non è mai stato trasmesso, ma non se ne è mai neanche parlato.
Il reportage, che ha già fatto il giro del mondo, parla chiaro: l’Italia è l’anti-enclave di uno Stato Teocratico, e ospita numerosi preti criminali, con processi a carico per pedofilia e violenza su minori, rendendosi complice di una dissennata politica di omertà che la Cupola Vaticana continua a praticare, nonostante i proclami recenti di Papa Ratzinger.
Le dichiarazioni di intenti contro la pedofilia di Benedetto XVI hanno avuto enorme enfasi sui giornali e telegiornali. I Media italiani hanno però censurato ciò che ha costretto il papa a fare quelle dichiarazioni: il dibattito in corso sulla stampa internazionale - connesso all’uscita di questo documentario - sulle responsabilità dirette di Ratzinger al problema degli scandali pedofilia.
Veniamo dunque al protagonista del documentario, il nostro Joseph: nell’epistola De Delictis Gravioribus datata 18 Maggio 2001 e rivolta a tutti i vescovi del globo, Ratzinger scrisse che:
“Nei Tribunali costituiti presso gli ordinari o i membri delle gerarchie cattoliche solamente i sacerdoti possono validamente svolgere le funzioni di giudice, promotore di giustizia, notaio e difensore” ribadendo che “le cause di questo tipo sono soggette al segreto pontificio” e che si sarebbero dovuti attendere 10 anni, da quando le vittime avessero compiuto la maggiore età, per rivelare le accuse (ottenendo in questo modo la prescrizione dei reati, a quel punto non più perseguibili). Tale documento quindi, appariva essere un aggiornamento del discusso Crimen Sollicitationis (traduzione inglese) datato 1962. (citazione da Wikipedia).

Richiamando tale documento Ratzinger rinnovava il divieto a testimoniare in tribunali civili (pena la scomunica) per reati di abusi sessuali che avessero coinvolto religiosi. Il futuro papa avocava al vaticano la competenza esclusiva sulla materia. E, dalle testimonianze del filmato, ciò non ha modificato punto la situazione. Gli abusi, l’omertà e l’impunità continuano ad essere un fenomeno diffuso.
Sono troppo poche le voci libere in questo paese, che è scivolato nel 2006 dal 77° al 79° posto quanto a libertà di stampa (fino 73° si rientra nella categoria di “Stato libero”). Per la Freedom House, che raccoglie e pubblica questi dati, Non siamo considerati uno Stato Libero.
In Europa dopo di noi c’è solo la Turchia.
Vi trascrivo di seguito la traduzione del "parlato" del documentario Sex crimes and the Vatican. C'è di che annichilirsi.
Segnalo infine che il reportage delle iene del 15 maggio 2006, che denunciava il fenomeno dei preti pedofili, voce isolata (e subito censurata) nel desolante sistema di informazione italiano, finalmente può essere vista online qui.

 
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Il genocidio del Rwanda

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Vania

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Giornalista e psicologa. Collabora con il Fatto Quotidiano, con MicroMega e con alcuni quotidiani statunitensi. Ha pubblicato i volumi Il genocidio del Rwanda. Il ruolo della Chiesa cattolica (L'Asino d'Oro, 2014) e Viaggio nel silenzio. I preti pedofili e le colpe della Chiesa (Chiarelettere, 2008; seconda edizione Tea, 2010).