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Vania Lucia Gaito

Articoli

Palermo: un'analisi politica

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Le amministrative di Palermo, condite da una campagna elettorale al vetriolo, singolarmente sono state poco o per nulla correlate con le situazioni politiche nazionali. Vediamo di sopperire alla mancanza, partendo dall’inizio. Magari dalle primarie.

La prima esclusa dalla competizione elettorale è stata proprio lei, quella che sembrava la grande favorita: Rita Borsellino. Rispetto al 2006, quando si presentò alle elezioni regionali contro Totò Cuffaro, la sua popolarità è in caduta libera. Eletta al parlamento europeo nelle fila del PD, la signora è praticamente scomparsa dalla scena politica locale. Eppure, il Partito Democratico e SEL decidono di proporla alle primarie. Perché?  I maligni sussurrano che Bruxelles è lontana, e fare su e giù ad una certa età è stancante. In realtà, Rita Borsellino rappresentava l’unico possibile candidato che potesse essere visto come appartenente alla cosiddetta società civile (fantomatica entità) e quindi condensare i consensi attorno ad una sinistra che in terra siciliana è stata sempre sconfitta.

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Sociologia elettorale

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Studiare la gente durante una campagna elettorale, soprattutto se le elezioni sono quelle amministrative, è più istruttivo dell’opera omnia di Weber e Durkheim messi insieme. Nessuno è immune alla febbre propagandistica, perfino quelli che hanno fatto della propria astensione una bandiera da sventolare con ottuso orgoglio.

Sia chiaro, ben pochi son quelli che si leggono il programma dei candidati (quelli che ce l’hanno, perché in molti han deciso di fare senza e si limitano a ululare qualche frase fatta, salvo poi essere colpiti da una specie di labirintite fulminante quando si chiede loro qualche dettaglio), ancora meno sono quelli che ci credono.

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Vent'anni di villaggio vacanze

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A guardare a posteriori l’Italia degli ultimi vent’anni, l’impressione che si ricava, se si ha un occhio appena smaliziato, è quella di aver vissuto in un gigantesco villaggio vacanza. Uno di quei posti dove la vita è scandita dal ritmo di giochi di spiaggia, tornei di ping pong, spettacoli serali e giochi-aperitivo.

Protagonisti assoluti di queste strutture sono gli animatori. L’animatore è un tizio che, indifferentemente, fa da baby sitter ai bambini, da istruttore di tennis, da cantante o attore nei quotidiani spettacolini serali, da costumista o scenografo nell’improvvisare gli spettacolini suddetti, qualche volta perfino da barman o gelataio. Fa quello che capita e che è necessario in quel momento, senza avere nessuna competenza specifica, o quella poca, irrilevante, acquisita sul campo. Perché, suvvia, per lo spettacolino serale non c’è certo bisogno di una scenografia vera, magari bastano due sedie e un tavolino, e si crea l’effetto di un salotto. Non c’è mica bisogno di attori veri: bastano un minimo di memoria e un paio di battute pecorecce, e si crea l’illusione della commedia brillante. L’illusione, appunto.

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La Dc e il morso del lupo

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Hanno dovuto aspettare quasi vent’anni, ma alla fine il tempo è stato galantuomo. Nascosti fra le pieghe di Forza Italia prima e del Pdl dopo, mimetizzati fra i Ds e il Partito Democratico, imboscati anche fra la Lega, l’Udc e perfino tra le fila di Rifondazione Comunista e di IdV. Da qualche mese sono ricomparsi.

Prima timidamente, in qualche trasmissione televisiva dallo share incerto, poi via via sempre più arditi, fino alla prima serata, nei programmi di punta. Fra i primi, Paolo Cirino Pomicino, condannato a un anno e otto mesi di reclusione per finanziamento illecito (tangente Enimont) e con alle spalle un patteggiamento di due mesi per corruzione per fondi neri Eni. Inoltre è stato coinvolto nella cattiva gestione dei fondi per il terremoto dell’Irpinia del 1980 (circa 60mila miliardi di lire), ma i reati sono stati prescritti per decorrenza dei termini processuali. Eppure, agli italiani è parso di sentire, al suo manifestarsi, un vago odore d’incenso. Una reminescenza antica, rassicurante, come l’odore delle cartelle di quando noi s’andava a scuola da piccoli e pareva che nulla potesse toglierci la beatitudine dell’innocenza, la sicurezza del futuro, la certezza che domani sarà sempre domenica.

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Ostaggi di Stato

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Ora che è caduta anche l’ultima ipocrisia, possiamo fare il punto, senza menzogne e senza la necessità di fingere. Non che a certe imposture gli italiani ci abbiano mai creduto, per carità. Semplicemente si fingeva, come si finge in certi matrimoni, per mantenere almeno le apparenze quando la sostanza s’è sgretolata via da un pezzo. Ma adesso neanche più.

E alla luce dei veli caduti, dell’ipocrisia caduta, degli scenari squarciati, guardiamo in faccia la realtà. E’ una guerra questaUna guerra. Quotidiana. Lenta. Dolorosa. Una guerra che lascia sul campo morti che non possiamo neppure permetterci di piangere, perché ormai siamo consapevoli che i martiri sono necessari, i caduti sono necessari, anche solo per tentare di riprendersi una normalità a cui abbiamo abdicato da tempo, senza neppure saperlo.

 

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Il genocidio del Rwanda

Viaggio nel silenzio

 

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Vania

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Giornalista e psicologa. Collabora con il Fatto Quotidiano, con MicroMega e con alcuni quotidiani statunitensi. Ha pubblicato i volumi Il genocidio del Rwanda. Il ruolo della Chiesa cattolica (L'Asino d'Oro, 2014) e Viaggio nel silenzio. I preti pedofili e le colpe della Chiesa (Chiarelettere, 2008; seconda edizione Tea, 2010).