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Vania Lucia Gaito

Articoli

La Dc e il morso del lupo

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Hanno dovuto aspettare quasi vent’anni, ma alla fine il tempo è stato galantuomo. Nascosti fra le pieghe di Forza Italia prima e del Pdl dopo, mimetizzati fra i Ds e il Partito Democratico, imboscati anche fra la Lega, l’Udc e perfino tra le fila di Rifondazione Comunista e di IdV. Da qualche mese sono ricomparsi.

Prima timidamente, in qualche trasmissione televisiva dallo share incerto, poi via via sempre più arditi, fino alla prima serata, nei programmi di punta. Fra i primi, Paolo Cirino Pomicino, condannato a un anno e otto mesi di reclusione per finanziamento illecito (tangente Enimont) e con alle spalle un patteggiamento di due mesi per corruzione per fondi neri Eni. Inoltre è stato coinvolto nella cattiva gestione dei fondi per il terremoto dell’Irpinia del 1980 (circa 60mila miliardi di lire), ma i reati sono stati prescritti per decorrenza dei termini processuali. Eppure, agli italiani è parso di sentire, al suo manifestarsi, un vago odore d’incenso. Una reminescenza antica, rassicurante, come l’odore delle cartelle di quando noi s’andava a scuola da piccoli e pareva che nulla potesse toglierci la beatitudine dell’innocenza, la sicurezza del futuro, la certezza che domani sarà sempre domenica.

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Ostaggi di Stato

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Ora che è caduta anche l’ultima ipocrisia, possiamo fare il punto, senza menzogne e senza la necessità di fingere. Non che a certe imposture gli italiani ci abbiano mai creduto, per carità. Semplicemente si fingeva, come si finge in certi matrimoni, per mantenere almeno le apparenze quando la sostanza s’è sgretolata via da un pezzo. Ma adesso neanche più.

E alla luce dei veli caduti, dell’ipocrisia caduta, degli scenari squarciati, guardiamo in faccia la realtà. E’ una guerra questaUna guerra. Quotidiana. Lenta. Dolorosa. Una guerra che lascia sul campo morti che non possiamo neppure permetterci di piangere, perché ormai siamo consapevoli che i martiri sono necessari, i caduti sono necessari, anche solo per tentare di riprendersi una normalità a cui abbiamo abdicato da tempo, senza neppure saperlo.

 

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Dubbi terroni e certezze padane

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Che certe scempiaggini possano uscire dalla bocca degli uomini, lo sapevamo. In un certo qual modo siamo addirittura preparati, pronti. Ma quando escono dalla bocca di una donna, soprattutto da una donna giovane, ci giungono come uno schiaffo. Come nel caso di Jessica-qualchecosa, Miss Padania 2011.
Senza eccessivamente soffermarci su certi capolavori di arte retorica, oppure sulla “faticaccia” che è stata per la liceale bergamasca quella “settimana intera di prove su prove” e sulla “grandissima soddisfazione” per aver “imparato tantissime cose”, basti sapere che la biondina diciottenne sente di “essere cresciuta”, attraverso questa esperienza, “nel carattere”. Manco fosse partita per un paio di mesi con Emergency!

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Il referendum, la fame e la rabbia

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Quello che sto per dire, lo so, mi darà dei nemici. Mi procurerà l’antipatia di molti. E tuttavia, dopo le amministrative e i referendum, la tentazione di ritornare, come vili lumache, nel proprio guscio bavoso, già si sente. Gli italiani dell’impegno a singhiozzo sono pronti a tornare alla normalità, il loro piccolo sforzo lo hanno fatto, il rigurgito di coscienza civica adesso si avvia a spegnersi nella difesa del piccolo privilegio. E’ già accaduto con i festeggiamenti per l’unità d’Italia, del resto. Per due settimane, sull’onda di giornali e televisioni, non si è parlato d’altro. Poi, passata la festa, gabbato lo santo. E sì perché, fatte poche e doverose eccezioni, dell’unità nazionale, del divario tra Nord e Sud, della perpetua colonizzazione operata dal Nord sul Meridione, non se ne parla più. Con buona pace della Lega.

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Politica: dilettanti allo sbaraglio

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La sensazione terribile che si avverte, guardando in prospettiva come sono stati gestiti gli avvenimenti di politica internazionale dall’attuale governo, è quella di trovarsi di fronte ad un continuo improvvisare, ad un perpetuo raffazzonare. La politica, e le politiche, da noi si improvvisano. Così, all’impronta, come nella commedia dell’arte. E, come nella commedia dell’arte, ottiene un unico risultato: fa ridere. Ma mentre nella prima la risata è voluta, cercata, costruita, nella seconda è il risultato di incapacità assoluta. Quando ci si cimenta con cose troppo, troppo oltre le proprie competenze e facoltà, si diventa ridicoli. Come un improvvisato tenore che inanella una serie di stecche guadagnandosi fischi e sberleffi.

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Il genocidio del Rwanda

Viaggio nel silenzio

 

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Vania

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Giornalista e psicologa. Collabora con il Fatto Quotidiano, con MicroMega e con alcuni quotidiani statunitensi. Ha pubblicato i volumi Il genocidio del Rwanda. Il ruolo della Chiesa cattolica (L'Asino d'Oro, 2014) e Viaggio nel silenzio. I preti pedofili e le colpe della Chiesa (Chiarelettere, 2008; seconda edizione Tea, 2010).