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Vania Lucia Gaito

Articoli

Don Ruggero Conti: 15 anni e 4 mesi

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Don Ruggero Conti, ex parroco della Natività di Maria Santissima di Selva Candida ed ex garante di Alemanno per le periferie e la famiglia, già missionario in Uganda, è stato condannato in primo grado a 15 anni e 4 mesi di detenzione per violenza sessuale continuata e aggravata su 7 ragazzi (qui i video del processo). 

"Possiamo definirla una pena esemplare - dichiara Roberto Mirabile Presidente de La Caramella Buona, l’associazione antipedofilia costituitasi parte civile nel processo - anche se per un pedofilo seriale di questo genere con l'aggravante della veste sacra che fino ad oggi ha indossato non credo possa esistere giuridicamente parlando una pena valida. Sicuramente possiamo ritenerci soddisfatti del lavoro degli inquirenti, degli avvocati tutti dell'accusa e della decisione del Tribunale: i ragazzi hanno sempre detto la verità ed oggi finalmente è ufficiale".

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Troppa omertà nella Chiesa

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Troppo tiepida la reazione della Chiesa istituzionale di fronte allo scandalo che sta scuotendo il Palazzo, troppo blanda la condanna del cardinale Bertone, Segretario di Stato vaticano, nei confronti di quello che è internazionalmente conosciuto come Rubygate.

Sì, perché soprattutto i cattolici una presa di posizione ferma e decisa se la aspettavano. Invece le parole del cardinale sono sembrate troppo generiche, troppo all’acqua di rose: “La Chiesa spinge e invita tutti, soprattutto coloro che hanno una responsabilità pubblica in qualunque settore amministrativo, politico e giudiziario, ad avere e ad assumere l'impegno di una più robusta moralità, di un senso di giustizia e di legalità”. Parole che possono riferirsi a chiunque. Senza contare che Vittorio Messori, in un’intervista rilasciata a Il Giornale (!), ha affermato: «La Chiesa non è autorizzata a lanciare anatemi contro un capo di Stato per la sua moralità privata, però ciascuno deve avere un decoro adeguato al ruolo che ricopre, cosciente del danno d'immagine che certe vicende possono provocare al Paese».

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La visita del Papa pagata coi soldi degli aiuti umanitari

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La visita di Benedetto XVI in Gran Bretagna, lo scorso settembre, costò ai sudditi di Elisabetta oltre 10 milioni di sterline. Adesso, a distanza di pochi mesi, si scopre che i fondi con i quali fu finanziata la visita del pontefice furono sottratti ad altre spese, e infuria una nuova polemica.

Vediamo da dove sono stati presi i soldi. Il dipartimento degli Esteri e del Commonwealth è quello che ha investito meno, soltanto 750mila sterline. Il resto della somma, oltre nove milioni di sterline, è stato equamente diviso tra cinque dipartimenti che, secondo il Tesoro, avrebbero “obiettivi allineati con i fini governativi per la visita papale”: ambiente, agricoltura ed affari rurali, decentramento e governo locale, educazione, sviluppo internazionale. A ciascun dipartimento la visita del Papa è costata 1.850.000 sterline, circa due milioni e duecentomila euro. Per cercare di rientrare delle spese, si è pensato a far pagare i biglietti: 10 sterline per la veglia di preghiera ad Hyde Park del 18 settembre e 25 per la cerimonia di beatificazione del cardinale John Henry Newman, a Birmingham il giorno 19.

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Fuori controllo

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Credo che prima o poi nella vita a tutti sia capitato di conoscere uno di questi uomini che un paio di volte l’anno fanno "una capatina a Cuba" o in qualche altra isoletta caraibica. Sia chiaro: non ci vanno per lavoro, né per le spiagge, né per il clima. Generalmente si tratta di uomini oltre la sessantina, che hanno scoperto l’isola caraibica per puro caso o perché un amico ce li ha portati.

Succede sempre così. Fino al giorno prima un dignitoso padre di famiglia attorno alla sessantina, al ritorno da Cuba un ridicolo ometto dalle rughe abbronzate e dalle carni flaccide che si illude di essere un Casanova. Il giorno prima di partire, un vestito color fumo di Londra, al ritorno, braghe di tela bianche e bandana. Perché il dramma è tutto lì, nell’illusione di cui ci si nutre, che rende patetici, ridicoli, grotteschi. La realtà è piuttosto banale e fin troppo ovvia, e accomuna tante, troppe donne che desiderano più di quello che possono permettersi. Che sia superfluo o necessario poco importa. E che sono spesso disposte a qualunque cosa per ottenerlo.
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L’annus horribilis della Chiesa cattolica

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Per la Chiesa cattolica il 2010 è stato un anno difficile. Soprattutto per lo scandalo degli abusi sessuali non più solo negli Stati Uniti ma anche in Europa. Dopo le migliaia di casi in Irlanda, denunciati nel 2009 dalle commissioni Ryan e Murphy, l’anno, appena passato, si è aperto con nuovi casi in Austria, in Belgio, in Olanda e in Germania.

In Germania sono coinvolte soprattutto le scuole cattoliche: per decenni, alcuni dei più prestigiosi istituti cattolici tedeschi sono stati il luogo in cui si sono consumate violenze sessuali agghiaccianti. Accuse di abusi e maltrattamenti anche nel Coro di Ratisbona, diretto dal fratello del pontefice, Georg Ratzinger, dal 1964 al 1993. Anche in Austria sono i collegi i luoghi in cui vengono maggiormente consumati gli abusi sessuali, ma anche le parrocchie e perfino le case. La drammaticità della situazione spinge il Vaticano ad istituire commissioni indipendenti d’inchiesta, ma non basta ad arginare la disaffezione dei fedeli. Nella sola Austria, il 42% dei cattolici abbandona la Chiesa.

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Il genocidio del Rwanda

Viaggio nel silenzio

 

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Vania

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Giornalista e psicologa. Collabora con il Fatto Quotidiano, con MicroMega e con alcuni quotidiani statunitensi. Ha pubblicato i volumi Il genocidio del Rwanda. Il ruolo della Chiesa cattolica (L'Asino d'Oro, 2014) e Viaggio nel silenzio. I preti pedofili e le colpe della Chiesa (Chiarelettere, 2008; seconda edizione Tea, 2010).