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Vania Lucia Gaito

Articoli

Pedofilia clericale: il caso italiano

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Anche quando le vittime sono i bambini, l’Italia assuefatta agli scandali, satura fino al rigetto, non ha più la capacità di reagire, di indignarsi. Fino al punto da non avere neppure un fremito di sdegno di fronte alle dichiarazioni del cardinale Sodano che riducono a “chiacchiericcio” i casi di abusi sessuali su minori commessi dai sacerdoti. Casi che, finalmente, stanno venendo alla luce anche in casa nostra, e che in ogni modo si è tentato di sminuire, ridurre, minimizzare. Come se la piaga ci avesse in qualche modo risparmiati, quasi che la presenza stessa del Vaticano ci avesse regalato una sorta di maggior tutela rispetto agli Stati Uniti, all’Australia, al Sudamerica, all’Irlanda, alla Polonia, alla Germania, alla Spagna, al Canada, a tutti quei paesi che hanno accolto i sacerdoti come messaggeri di Cristo senza neppure sospettare che tra loro c’erano lupi travestiti da agnelli.

Eppure lo scandalo peggiore non era che ci fossero sacerdoti pedofili, quanto che ci fosse una sistematica copertura da parte delle gerarchie ecclesiastiche e una cieca politica dello struzzo, tesa essenzialmente a proteggere non solo il buon nome della Chiesa ma anche (o soprattutto) i patrimoni delle varie diocesi da eventuali richieste di risarcimento.
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Otto per mille, una torta per pochi

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Anche quest’anno, nelle dichiarazioni dei redditi degli italiani, la scelta di devolvere l’otto per mille non ha proposto molte alternative. Si tratta di una torta che vale centinaia di milioni di euro, ma a spartirsela sono soltanto sei confessioni religiose. A fare la parte del leone è la Chiesa cattolica, che anche questa primavera, come ogni anno, ha inondato le tv di spot, prendendo alla lettera l’evangelico “chiedete e vi sarà dato”. Oltre allo Stato italiano e alla Chiesa cattolica, sono solo altre cinque le confessioni ammesse a beneficiare del contributo dalla dichiarazione dei redditi: la Chiesa cristiana avventista del settimo giorno, le Assemblee di Dio in Italia, l’Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, la Chiesa evangelica luterana in Italia e l’Unione delle comunità ebraiche italiane. E le altre religioni, che in molti casi possono contare su moltissimi fedeli nel nostro Paese, come mai non possono essere scelte per l’otto per mille?

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Il coraggio di parlare

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Belgio: da vittime a sopravvissuti

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Non manca di farsi attendere la reazione delle vittime di fronte alle dimissioni dell’intera commissione Adriaenssens. Ad appena 24 ore dall’annunciato forfait, l’associazione delle vittime di abusi sessuali del clero belga ha tenuto una conferenza stampa sugli scalini davanti alla cattedrale St. Gudule a Bruxelles.

Sabato 26 giugno 2010, venti delle 300 vittime avrebbero dovuto essere ascoltate dalla Commissione per gli Abusi Sessuali all’interno di una Relazione Pastorale, di cui era presidente il Professor Peter Adriaenssens. Due giorni prima, giovedì 24 giugno, la commissione ha deciso di smettere definitivamente di operare, dopo la perquisizione e il sequestro dei dossier da parte della polizia.

“La commissione è indignata perché la giustizia non rispetta la privacy delle vittime, ma sappiamo che la Chiesa non l’ha mai rispettata – afferma Lieve Janssens, ex presidentessa dell’associazione Vlaamse Werkgroep Mensenrechten in de Kerk. - La Chiesa si nasconde da anni dietro la prescrizione dei delitti e dimentica tante cose. Scopriamo oggi chi abbiamo protetto con il nostro tacere.
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Via libera ai processi al Vaticano

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Sempre più incalzanti gli eventi che travolgono il Vaticano. Mentre in Belgio la commissione Adriaenssens al completo si dimette, oltraggiata dalle perquisizioni di giovedì e, soprattutto, dal sequestro dei dossier sui casi di abusi commessi dai sacerdoti belgi, dagli Stati Uniti arriva la risoluzione della Corte Suprema sulla procedibilità contro il Vaticano nel caso Anonimo contro Santa Sede di cui la Corte Suprema ha accettato l’esame.

Si tratta di una storia lunga, anzi lunghissima quella della procedibilità contro alti esponenti del Vaticano. Prima di diventare papa, lo stesso Benedetto XVI era stato citato per ostruzione alla giustizia di fronte al giudice federale Lee, in Texas. L’accusa, portata avanti dall’avvocato Daniel Shea, sosteneva che, attraverso l’emanazione del De Delictis Gravioribus, il documento del 2001 che avocava alla Congregazione per la Dottrina della Fede la competenza per i casi di pedofilia clericale e poneva sugli stessi il segreto pontificio. Ma davanti alla corte non ci arrivò mai, perché appena eletto al soglio papale chiese, e ottenne dall’amministrazione Bush, l’immunità diplomatica come Capo di Stato.
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Il genocidio del Rwanda

Viaggio nel silenzio

 

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Vania

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Giornalista e psicologa. Collabora con il Fatto Quotidiano, con MicroMega e con alcuni quotidiani statunitensi. Ha pubblicato i volumi Il genocidio del Rwanda. Il ruolo della Chiesa cattolica (L'Asino d'Oro, 2014) e Viaggio nel silenzio. I preti pedofili e le colpe della Chiesa (Chiarelettere, 2008; seconda edizione Tea, 2010).