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Vania Lucia Gaito

Articoli

Il seminario degli abusi sessuali

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A fare un attimo mente locale ci si dovrebbe interrogare su cosa stia accadendo, da anni, al seminario diocesano di Brescia, il “Maria Immacolata”. Perché di immacolato sembra esserci solo il nome, visto il numero di condanne che si susseguono a carico di personaggi che col seminario hanno avuto parecchio a che fare, e decisamente da vicino.

La storia parte da lontano, ma esplode un primo scandalo nel 2002, quando il vicerettore del seminario, don Luigi Facchi, scompare improvvisamente da Ome, la cittadina in cui svolgeva il proprio ministero. Si viene a sapere in seguito che una mattina molto presto i carabinieri si sono presentati in canonica, e da quel momento il sacerdote non si è più visto. Indagato per pedofilia, dopo un primo interrogatorio gli è stato notificato l’ obbligo di dimora in un altro comune. La denuncia, partita dai genitori di un ragazzino di Gottolengo, suscita una levata di scudi da parte dell’intero paesino in favore del sacerdote. Ma poco dopo don Luigi Facchi patteggia 6 anni per crimini di pedofilia, e da quel momento di lui si perdono le tracce. Come di consueto, non si hanno notizie di eventuali procedimenti canonici aperti dalla deputata Congregazione per la Dottrina della Fede sul suo conto.
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Obolo di San pietro, un business in calo

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La solidarietà non conosce crisi. O quasi, perché negli ultimi tre anni pare invece che il detto sia stato sconfessato. Domenica scorsa, all’Angelus, il Papa ha ricordato ai fedeli la ricorrenza della Giornata della Carità, giornata in cui si raccolgono in tutto il mondo le offerte di carità al pontefice note come Obolo di San Pietro. Si tratta di un’offerta di denaro fatta dai fedeli al papa, il 29 giugno o la domenica più vicina a quella data. Nel 2008 l’Obolo è ammontato complessivamente a poco più di 75 milioni di dollari, quasi 50 milioni di euro. L’anno precedente le offerte avevano sfiorato gli 80 milioni di dollari, e nel 2006 si erano assestate a 101 milioni. I maggiori contributi provengono dai cattolici degli Stati Uniti, dell’Italia e della Germania e le recenti vicende riguardanti gli scandali di pedofilia non sono del tutto estranee al calo di consensi e di offerte.
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La giustizia viene prima della tonaca

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Un paese cattolicissimo, il Belgio, e un lungo incubo di cui pare non riesca a liberarsi, la pedofilia. Così le denunce di abusi commessi da ecclesiastici su minori inevitabilmente richiamano alla mente un periodo non troppo lontano, ancora ben vivo nella mente dei belgi, un periodo terrificante con un nome e un volto, quello del pedofilo criminale Marc Dutroux, ribattezzato il “mostro di Marcinelle”. Nell’affare Dutroux c’era di tutto, dalla pedofilia agli snuff-film che mostravano bambini violentati fino ad essere uccisi, dagli omicidi al presunto coinvolgimento di personaggi dell’alta società belga.

Anche l’ira del Vaticano non smuove i belgi: la giustizia viene prima della tonaca, soprattutto quando le vittime sono i bambini. L’opinione pubblica e quella dei media è concorde e non è neppure intaccata dalla possibilità, ventilata dalla Chiesa cattolica belga, di avviare un’azione legale contro le perquisizioni compiute giovedì dalla polizia. Cattolici sì, ma privilegi agli ecclesiastici no. Il Belgio vuole chiarezza e giustizia, e deve essere la magistratura a farsene carico, non la Chiesa.
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Pedofilia, perquisizione in Beglio

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Se la perquisizione fosse avvenuta in una moschea o in un tempio buddista, nessuno si sarebbe stracciato le vesti o avrebbe ventilato persecuzioni. Invece le perquisizioni sono avvenute nella sede dell’arcivescovado di Mechelen e nella cripta della cattedrale Saint Rombout a Mechelen, così prima i vescovi e poi Benedetto XVI si sono sentiti in dovere di intervenire, definendo “deplorevoli e sorprendenti” l’operato della polizia e della magistratura. In un messaggio al presidente dei vescovi belgi, monsignor André-Joseph Léonard, Benedetto XVI auspica che sia fatta giustizia anche sui casi di pedofilia clericale in Belgio, ma ribadisce che la giustizia debba fare il suo corso “nel rispetto della reciproca specificità e autonomia” della Chiesa.
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I tagli del governo colpiscono insegnanti e alunni

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Niente rinnovo del contratto, scaduto a dicembre 2009, blocco degli scatti automatici degli stipendi e pesanti ripercussioni sulle pensioni. Così il governo conta di risparmiare, tagliando ancora i fondi alla scuola. Secondo i sindacati Cobas, ci saranno 25mila posti in meno per i docenti e 15mila in meno per il personale Ata. E con lo stop agli aumenti in busta paga gli insegnanti si troveranno a fine carriera dai 29mila ai 42mila euro in meno nelle tasche.

Così i Cobas di 13 regioni protestano questa settimana con il blocco di oltre 7mila scrutini, a eccezione di quelli delle quinte classi. La scorsa settimana sette regioni e la provincia autonoma di Trento ne hanno bloccato oltre 5mila. Almeno metà dei Consigli di classe dovrà essere riconvocata. “Si tratta di una situazione talmente vergognosa che è impossibile non scendere in piazza”, afferma Mila Spicola, responsabile scuola del Pd di Palermo e insegnante di ruolo della scuola media Quasimodo, al confine col quartiere Brancaccio. “Il 30 ottobre, alla manifestazione a Palermo, eravamo 100mila, ma siamo rimasti inascoltati. La situazione della scuola è drammatica.”

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Il genocidio del Rwanda

Viaggio nel silenzio

 

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Vania

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Giornalista e psicologa. Collabora con il Fatto Quotidiano, con MicroMega e con alcuni quotidiani statunitensi. Ha pubblicato i volumi Il genocidio del Rwanda. Il ruolo della Chiesa cattolica (L'Asino d'Oro, 2014) e Viaggio nel silenzio. I preti pedofili e le colpe della Chiesa (Chiarelettere, 2008; seconda edizione Tea, 2010).