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Vania Lucia Gaito

Articoli

Il grillini e gli eredi di Berlusconi

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Quando leggo post o, peggio, titoli di articoli che raccontano che Tizio ha "asfaltato", "umiliato”, "distrutto", "polverizzato", "demolito" Caio, mi rendo conto appieno dell'enorme degrado dell'intelligenza collettiva.

Chi crede diversamente, decide diversamente, sostiene opinioni e ragioni diverse dalle nostre, va asfaltato, umiliato e demolito. Non altro. Lo scontro politico è diventato un agone per falliti ego che necessitano di sfogare il proprio livore e di dare in pasto ai propri simpatizzanti questa cultura dell'annientamento degli avversari.

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Palermo e la politica radical-chic

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Non so se avete mai presenziato ad una riunione politica. Non parlo di consigli dei ministri o di sessioni parlamentari, per carità, che sarebbero intollerabili perfino ai monaci buddisti che hanno raggiunto il nirvana. Una di quelle riunioni politiche cittadine, quelle che in questo periodo, a sei mesi dalle elezioni, spuntano qua e là per Palermo come porcini dopo un temporale.

Quando nell’aria comincia a spandersi odore di elezioni, prima o poi vi ritroverete un amico o un parente che vi invita a un circolo, un convegno, una conferenza o un dibattito. Ovviamente, ci sono gli “uscenti” che sarebbero disposti a qualunque compromesso e sacrificio (anche umano) pur di mantenere il marmoreo sedere sulla poltrona. Tanto per dire, ultimamente, in città, è tutto un pulire aree e giardini che fino a due mesi fa erano allo stato di jungla urbana in cui combattevano vietcong e giapponesi, ignari della fine della guerra. Ora manca poco che vadano a dare la cera ai marciapiedi.

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Movida palermitana: cronache dal disastro

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Vi sarà capitato, credo. State via da Palermo per qualche tempo e poi tornate. E magari una sera decidete di tuffarvi nella movida locale. Programma: cena, quattro passi, bere qualcosa da qualche parte. In centro, chiaramente.

Ho scoperto a mie spese quanto possa essere faticoso un programmino tanto semplice nelle intenzioni. Prima di tutto la cena. Perché c’è il rito della prenotazione. Da effettuarsi la sera prima. La gentile fanciulla che risponde al telefono ci chiede a che ora vogliamo prenotare. Precisa, vuole altrettanta, svizzera precisione. E con svizzera precisione, alle nove siamo lì. Posto rustico, di quel rustico che poteva andare di moda a metà degli anni Ottanta. Ci accompagnano al tavolo. E il tavolo è in assoluto il peggiore possibile: quello accanto alla porta della cucina. Un filo peggio di quello accanto alla porta del bagno.

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Lo scoglio di Ortigia

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Ti sarebbe piaciuto, questo posto. C’è quella calma antica che amavi, la maestosità caravaggesca e vicoli larghi quanto corridoi.

Ti sarebbero piaciuti i panni stesi, i balconi che grondano gerani e l’odore del mare. Lo senti ovunque qui, e tu amavi il mare. Bambina piccolissima, a malapena ti trotterellavo dietro, ho imparato da te quell’amore, quel lasciarsi andare all’acqua, sentirsene parte, diventare acqua con lei. Tra le tue braccia, in mezzo a quella distesa di azzurro sotto l’azzurro, mi sapevo al sicuro. Lontana da sporcizie e malinconia, in un mare che, dall’alto, sembra sempre pulito.

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Via Maqueda e la mancanza di dignità

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Ne avevo sentito parlare. E, attratta dalle parole, sono andata.
Ho parcheggiato all’imbocco di via Cavour, sotto l’ala protettrice di un parcheggiatore abusivo, e sono andata.
Alla scoperta della fantasmagorica via Maqueda pedonalizzata e pronta per le frotte di turisti.
E sono rimasta agghiacciata. 
Bernardino de Cárdenas y Portugal, il duca di Maqueda, che alla fine del 1500 la fece costruire, resterebbe folgorato da tanta immane bruttezza, desolazione, mancanza di progettualità e finalità e, soprattutto, mancanza assoluta di gusto.
La strada storica, l’asse viario antico, quello che ad ogni passo dovrebbe sussurrare bellezza e ricordo, grondare storia dai fasti antichi fino alla strage del pane, è un tripudio di deformità e disarmonia, un gigantesco rigurgito nauseabondo.
Da dove vogliamo cominciare? Dall’asfalto? Passi anche il fatto, di per sé un abominio, di una strada storica asfaltata. Il basolato o i sampietrini, assai più adatti al contesto della via, sono stati sacrificati al bitume. Il bitume, si sa, è più redditizio. Necessita continuamente di manutenzioni, mentre il basolato e i sampietrini sono praticamente eterni, signori del tempo. E’ con l’asfalto che si spende, quindi via libera all’asfalto. Poi, quando i soldi non sono più quelli di una volta, pazienza se la pavimentazione di via Maqueda è tutta una crepa, un rattoppo, una buca. Cosa fatta capo ha.
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Il genocidio del Rwanda

Viaggio nel silenzio

 

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Vania

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Giornalista e psicologa. Collabora con il Fatto Quotidiano, con MicroMega e con alcuni quotidiani statunitensi. Ha pubblicato i volumi Il genocidio del Rwanda. Il ruolo della Chiesa cattolica (L'Asino d'Oro, 2014) e Viaggio nel silenzio. I preti pedofili e le colpe della Chiesa (Chiarelettere, 2008; seconda edizione Tea, 2010).