You are here:
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

Vania Lucia Gaito

Articoli

Movida palermitana: cronache dal disastro

E-mail

Vi sarà capitato, credo. State via da Palermo per qualche tempo e poi tornate. E magari una sera decidete di tuffarvi nella movida locale. Programma: cena, quattro passi, bere qualcosa da qualche parte. In centro, chiaramente.

Ho scoperto a mie spese quanto possa essere faticoso un programmino tanto semplice nelle intenzioni. Prima di tutto la cena. Perché c’è il rito della prenotazione. Da effettuarsi la sera prima. La gentile fanciulla che risponde al telefono ci chiede a che ora vogliamo prenotare. Precisa, vuole altrettanta, svizzera precisione. E con svizzera precisione, alle nove siamo lì. Posto rustico, di quel rustico che poteva andare di moda a metà degli anni Ottanta. Ci accompagnano al tavolo. E il tavolo è in assoluto il peggiore possibile: quello accanto alla porta della cucina. Un filo peggio di quello accanto alla porta del bagno.

Leggi tutto...
 

Lo scoglio di Ortigia

E-mail

Ti sarebbe piaciuto, questo posto. C’è quella calma antica che amavi, la maestosità caravaggesca e vicoli larghi quanto corridoi.

Ti sarebbero piaciuti i panni stesi, i balconi che grondano gerani e l’odore del mare. Lo senti ovunque qui, e tu amavi il mare. Bambina piccolissima, a malapena ti trotterellavo dietro, ho imparato da te quell’amore, quel lasciarsi andare all’acqua, sentirsene parte, diventare acqua con lei. Tra le tue braccia, in mezzo a quella distesa di azzurro sotto l’azzurro, mi sapevo al sicuro. Lontana da sporcizie e malinconia, in un mare che, dall’alto, sembra sempre pulito.

Leggi tutto...
 

Via Maqueda e la mancanza di dignità

E-mail

Ne avevo sentito parlare. E, attratta dalle parole, sono andata.
Ho parcheggiato all’imbocco di via Cavour, sotto l’ala protettrice di un parcheggiatore abusivo, e sono andata.
Alla scoperta della fantasmagorica via Maqueda pedonalizzata e pronta per le frotte di turisti.
E sono rimasta agghiacciata. 
Bernardino de Cárdenas y Portugal, il duca di Maqueda, che alla fine del 1500 la fece costruire, resterebbe folgorato da tanta immane bruttezza, desolazione, mancanza di progettualità e finalità e, soprattutto, mancanza assoluta di gusto.
La strada storica, l’asse viario antico, quello che ad ogni passo dovrebbe sussurrare bellezza e ricordo, grondare storia dai fasti antichi fino alla strage del pane, è un tripudio di deformità e disarmonia, un gigantesco rigurgito nauseabondo.
Da dove vogliamo cominciare? Dall’asfalto? Passi anche il fatto, di per sé un abominio, di una strada storica asfaltata. Il basolato o i sampietrini, assai più adatti al contesto della via, sono stati sacrificati al bitume. Il bitume, si sa, è più redditizio. Necessita continuamente di manutenzioni, mentre il basolato e i sampietrini sono praticamente eterni, signori del tempo. E’ con l’asfalto che si spende, quindi via libera all’asfalto. Poi, quando i soldi non sono più quelli di una volta, pazienza se la pavimentazione di via Maqueda è tutta una crepa, un rattoppo, una buca. Cosa fatta capo ha.
Leggi tutto...
 

E tanti saluti alla regina

E-mail
Il problema è culturale, lo riconosco. 
Non è roba di ora, è faccenda di DNA. Un percorso lungo millenni che ha modificato filogeneticamente i cromosomi, e già Dante se ne dogliava “Ahi serva Italia di dolore ostello…”. Quindi nulla di nuovo.
Però, nelle ultime ventiquattr’ore, a leggere sui social i commenti suscitati dal referendum inglese, risulta assai più chiaro quanto siamo destinati all’idiocrazia. E penso a quanto possa essere raccapricciante il suffragio universale applicato a un popolo ignorante, becero, qualunquista, miserabile e biologicamente programmato alla schiavitù mentale.
Non è questione di cultura, sia chiaro. Non c’entrano nulla le tre lauree e i master. E’ l’incapacità assoluta e totale a capire certi concetti, ad andare oltre le frasi fatte e i pensieri precostruiti, tentando di rimettere in moto i neuroni atrofizzati da secoli di lavaggio del cervello. 
Leggi tutto...
 

Parigi - Damasco, andata senza ritorno

E-mail

Se la Fallaci fosse stata viva, avrebbe levato la pelle a chiunque si fosse azzardato a chiamarla per nome. Sapeva scrivere, ma era diventata vecchia, e con la vecchiaia era diventata faziosa e tendeva a dimenticarsi, opportunamente, furbescamente, vergognosamente, di raccontare le cose per intero. Di che si lagnano, questi esperti da tastiera, questi specialisti di geopolitica, questi dotti e colti imbecilli che non hanno mai letto uno straccio di libro, un foglio di giornale, e meno che mai hanno mai portato il culo in quei posti che ritengono un covo di terroristi e di complici? Si lagnano solo per il fatto che qualcuno ha ammazzato gente "dietro casa loro"? Si risentono perché “sarebbe potuto capitare a me, a mia madre, a mio figlio”? e non ci hanno pensato mai quando l'Europa, la Francia in primis, è andata a portar guerra in Medio oriente, in Libia, in Mali, in Congo, in Rwanda e via dicendo? Non erano morti, quelli? Non erano padri, figli, mogli? Non erano civili, gli obiettivi che avevano le loro bombe? E per un fine ignobile, il più ignobile di tutti: arricchire ancora di più pochi colonialisti sfruttatori e assicurarsi il petrolio, l'oro, il coltan, i diamanti, facendone fare le spese ai poveri cristi che si sono trovati sulla loro strada. 

Leggi tutto...
 
Pagina 2 di 24

Il genocidio del Rwanda

Viaggio nel silenzio

 

Syndication

feed-image Feed Entries

Links

Scarica un estratto di
Il genocidio del Rwanda

I più letti

Seguimi su

Vania

Author

Giornalista e psicologa. Collabora con il Fatto Quotidiano, con MicroMega e con alcuni quotidiani statunitensi. Ha pubblicato i volumi Il genocidio del Rwanda. Il ruolo della Chiesa cattolica (L'Asino d'Oro, 2014) e Viaggio nel silenzio. I preti pedofili e le colpe della Chiesa (Chiarelettere, 2008; seconda edizione Tea, 2010).