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Vania Lucia Gaito

Intervista a Paul Cultrera

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Pubblico oggi un'intervista a Paul Cultrera. Paul è una delle vittime di padre Joseph Birmingham a Boston. Il film "Hand of God", che racconta la storia di Paul, la sua difficoltà a venire a patti con l'abuso subito, la vergogna e il senso di colpa che si è portato dentro tutta la vita, ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti, tuttavia nessuna distribuzione, in Italia, ha deciso di distribuire il film.
Lo vedrete presto sul web, sottotitolato in italiano, su Bispensiero.

Papa Benedetto XVI ha trattato lo scandalo degli abusi sessuali nella Chiesa in quattro diverse occasioni da quando, martedì, è arrivato negli Stati Uniti. 
Ha pregato a New York per la guarigione di queste ferite e ha incontrato alcune vittime di abusi della diocesi di Boston. Era la prima volta che un Papa incontrava le vittime. 
Secondo molti, lo scandalo degli abusi, che riguarda 13.000 vittime e che ha comportato un risarcimento di 2 miliardi di dollari, è uno dei problemi più importanti affrontati dal Papa  in questa visita. 
 
Paul Cultrera è il direttore generale 58enne della Cooperativa Sacramento Natural Foods. Noto per la sua intelligenza asciutta e per il suo impegno nel mercato alimentare biologico, Cultrera sconvolse molte persone quando dichiarò pubblicamente di essere stato abusato da un prete cattolico quando era adolescente e viveva a Boston. 
Nei primi mesi del 2007, Cultrera fu il nodo focale di un documentario di "frontiera" prodotto da suo fratello Joe. "Hand of God", nel quale si raccontava dettagliatamente della sua battaglia per venire a patti con l'abuso sessuale che aveva subito nel 1964, quando era un chierichetto quindicenne, a Salem,  alla periferia di Boston. Il prete che lo abusò era padre Joseph Birmingham. 
  
Trent'anni dopo l'abuso, Cultrera mise una serie di annunci su tutti i giornali delle piccole città nella quali il prete aveva celebrato il suo ministero. L'annuncio faceva una sola domanda: "Ricordate Padre Birmingham? " Cultrera ricevette parecchie lettere. Ne ricevette una anche dalla diocesi di Boston, che proponeva un accordo. 
Dopo il discorso alla folla di Papa Benedetto XVI della settimana scorsa, Cultrera ha messo in chiaro il suo punto di vista sulla visita del Pontefice e sullo scandalo degli abusi. 
 
Qual è stata la sua reazione quando ha saputo che il Papa aveva incontrato alcune vittime della diocesi di Boston, che era la diocesi nella quale ha trascorso la fanciullezza? 
 
Li ha incontrati per 25 minuti. Se pensa che questi abusi vanno avanti da 10 secoli, si può considerare che il Papa ha dedicato un secondo ad ogni anno. So che due delle persone che lo hanno incontrato furono vittime dello stesso prete che mi abusò. Quando vennia a sapere che acconsentiva ad incontrare le vittime, pensai: "Bene, diamogli fiducia."

So che erano state fatte molte pressioni perchè questo incontro avvenisse a Boston. 
 
Boston non è stato forse l'epicentro? Fu quello che lo spinse.  
Io ero uno di loro. Il Boston Globe, nel 2001, fu il giornale che rese pubblico tutto. Io avevo già raggiunto privatamente un accordo, sette anni prima. Il cardinale Bernard Law fu rimosso da Boston. Ma dove finì? Gli diedero un nuovo incarico a Roma. 
 
Quando andò a Roma, lei andò a cercare Law, ma le fu detto che era fuori a pranzo. Cosa avrebbe voluto dirgli? 
 
Gli avrei chiesto spiegazioni. Sarebbe la stessa cosa se io incontrassi il papa. Gli direi:  'Lei ha molto da spiegare.' Questo è lo stesso Papa che era Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede… l'ufficio del Vaticano che si occupava di tenere segreti questi scandali. 
 
Il Papa sta dimostrando molta buona volontà, Lei non la vede così? 
 
Il Papa ha ricevuto le vittime in una stanza, ha pregato con loro e ha donato loro un rosario fatto di perline. Francamente, se chiedesse a me di pregare, io uscirei dalla stanza
Ogni interazione che ho avuto con la gerarchia cattolica si è conclusa con un 'Oh, mio Dio, pregherò per Lei.' Io non voglio le loro preghiere. Le loro preghiere sono quello che mi hanno portato a questo. 
Secondo me, è come se una donna picchiata e abusata dal marito ritornasse da lui e accettasse i suoi regali. Perché dovrei riconciliarmi con queste persone? 
 
Pensa che la gerarchia ecclesiastica comprenda cosa è accaduto a lei e agli altri? 
 
No. Sono troppo ciechi e arroganti e distaccati. Il loro modo di farla franca consiste nel rilasciare queste pie dichiarazioni e chi li ascolta gli concede il beneficio del dubbio. Sono soliti farlo, è il loro modo di cavarsela. 
Evidentemente, sono piuttosto cinico parlando di questo problema. Io l'ho vissuto, ed ho visto in che modo operano. Quando raccontai per la prima volta quel che avevo subito, la persona alla quale lo raccontai era la stessa persona che era nella stanza accanto a quella in cui ero io mentre subivo l'abuso. 
 
Cos'ha significato quel giorno, per la sua vita? 
 
Mi ha lasciato molta rabbia. Non ci pensavo tutti i giorni. Per moltissimi anni non ne ho mai parlato, ma mi stava distruggendo poco a poco, ed ero terrorizzato all'idea che qualcuno lo scoprisse, perchè questo era il grande segreto della mia vita. 
Finché non compresi che non era una cosa che avevo fatto io ma una cosa che avevo subito, ed ero capace di relazionarmici da adulto, e almeno la colpa, la vergogna e l'imbarazzo sono andati via. La cosa più grave era che l'abuso aveva minato la mia capacità di fidarmi delle persone. 
 
Come esprime la sua spiritualità oggi? 
 
Penso di esprimerla quando sono nel mio giardino. Vado là fuori e parlo coi pomodori. Io non vado in chiesa. 
 
Che reazione sta suscitando il film? 
 
Appena ieri, ho ricevuto una mail da una persona che lo ha visto. Mi arrivano spesso. Quando Joe mi disse di voler fare il film, io pensai, OK, forse mille persone lo vedranno. Quando la PBS lo scelse, fu visto di colpo da 3 milioni di persone. Io spero che lo vedano 17 milioni di persone perché penso che sia una storia che ha bisogno di essere raccontata.
 

Il genocidio del Rwanda

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Vania

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Giornalista e psicologa. Collabora con il Fatto Quotidiano, con MicroMega e con alcuni quotidiani statunitensi. Ha pubblicato i volumi Il genocidio del Rwanda. Il ruolo della Chiesa cattolica (L'Asino d'Oro, 2014) e Viaggio nel silenzio. I preti pedofili e le colpe della Chiesa (Chiarelettere, 2008; seconda edizione Tea, 2010).