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Vania Lucia Gaito

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Vania Lucia Gaito

Lug18

Via Maqueda e la mancanza di dignità

Ne avevo sentito parlare. E, attratta dalle parole, sono andata.
Ho parcheggiato all’imbocco di via Cavour, sotto l’ala protettrice di un parcheggiatore abusivo, e sono andata.
Alla scoperta della fantasmagorica via Maqueda pedonalizzata e pronta per le frotte di turisti.
E sono rimasta agghiacciata. 
Bernardino de Cárdenas y Portugal, il duca di Maqueda, che alla fine del 1500 la fece costruire, resterebbe folgorato da tanta immane bruttezza, desolazione, mancanza di progettualità e finalità e, soprattutto, mancanza assoluta di gusto.
La strada storica, l’asse viario antico, quello che ad ogni passo dovrebbe sussurrare bellezza e ricordo, grondare storia dai fasti antichi fino alla strage del pane, è un tripudio di deformità e disarmonia, un gigantesco rigurgito nauseabondo.
Da dove vogliamo cominciare? Dall’asfalto? Passi anche il fatto, di per sé un abominio, di una strada storica asfaltata. Il basolato o i sampietrini, assai più adatti al contesto della via, sono stati sacrificati al bitume. Il bitume, si sa, è più redditizio. Necessita continuamente di manutenzioni, mentre il basolato e i sampietrini sono praticamente eterni, signori del tempo. E’ con l’asfalto che si spende, quindi via libera all’asfalto. Poi, quando i soldi non sono più quelli di una volta, pazienza se la pavimentazione di via Maqueda è tutta una crepa, un rattoppo, una buca. Cosa fatta capo ha.
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Giu25

E tanti saluti alla regina

Il problema è culturale, lo riconosco. 
Non è roba di ora, è faccenda di DNA. Un percorso lungo millenni che ha modificato filogeneticamente i cromosomi, e già Dante se ne dogliava “Ahi serva Italia di dolore ostello…”. Quindi nulla di nuovo.
Però, nelle ultime ventiquattr’ore, a leggere sui social i commenti suscitati dal referendum inglese, risulta assai più chiaro quanto siamo destinati all’idiocrazia. E penso a quanto possa essere raccapricciante il suffragio universale applicato a un popolo ignorante, becero, qualunquista, miserabile e biologicamente programmato alla schiavitù mentale.
Non è questione di cultura, sia chiaro. Non c’entrano nulla le tre lauree e i master. E’ l’incapacità assoluta e totale a capire certi concetti, ad andare oltre le frasi fatte e i pensieri precostruiti, tentando di rimettere in moto i neuroni atrofizzati da secoli di lavaggio del cervello. 
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Feb09

L'impotenza appresa: ecco perché nessuno si ribella

Qualche tempo fa, durante un esperimento di laboratorio, uno psicologo notò un fenomeno piuttosto strano. L’esperimento consisteva nel somministrare una scossa elettrica ad alcuni topi chiusi in gabbia e senza vie di fuga. Inizialmente, gli animali si agitavano cercando di scappare, ma quando si rendevano conto che non potevano, restavano semplicemente immobili. Il fenomeno strano era che, in un esperimento successivo, in cui era prevista una via di fuga, quegli stessi topi non la usavano. Continuavano a rimanere immobili e a subire la scossa. In pratica, i topi avevano “imparato” che non potevano fuggire o evitare la scossa e, anche di fronte all’evidenza contraria, continuavano a restare immobili.

La faccenda era talmente insolita che il ricercatore decise di verificare se il meccanismo funzionava anche sugli esseri umani. Così, prese un gruppo di studenti e li chiuse in una stanza dove c’era un forte rumore, che infastidiva molto e sembrava provenire da un pannello pieno di pulsanti. Gli studenti provavano a spingere i pulsanti, tentando di far cessare il rumore, ma non accadeva nulla. In seguito, venivano rinchiusi in un’altra stanza, sempre con lo stesso rumore, ma in questo caso premendo i pulsanti il rumore sarebbe cessato. Solo che nessuno li premeva. Anche gli studenti avevano imparato che “non c’era niente da fare”.

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Il genocidio del Rwanda

Viaggio nel silenzio

 

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Giornalista e psicologa. Collabora con il Fatto Quotidiano, con MicroMega e con alcuni quotidiani statunitensi. Ha pubblicato i volumi Il genocidio del Rwanda. Il ruolo della Chiesa cattolica (L'Asino d'Oro, 2014) e Viaggio nel silenzio. I preti pedofili e le colpe della Chiesa (Chiarelettere, 2008; seconda edizione Tea, 2010).