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Vania Lucia Gaito

JA slide show
 

Vania Lucia Gaito

Nov11

Palermo e la politica radical-chic

Non so se avete mai presenziato ad una riunione politica. Non parlo di consigli dei ministri o di sessioni parlamentari, per carità, che sarebbero intollerabili perfino ai monaci buddisti che hanno raggiunto il nirvana. Una di quelle riunioni politiche cittadine, quelle che in questo periodo, a sei mesi dalle elezioni, spuntano qua e là per Palermo come porcini dopo un temporale.

Quando nell’aria comincia a spandersi odore di elezioni, prima o poi vi ritroverete un amico o un parente che vi invita a un circolo, un convegno, una conferenza o un dibattito. Ovviamente, ci sono gli “uscenti” che sarebbero disposti a qualunque compromesso e sacrificio (anche umano) pur di mantenere il marmoreo sedere sulla poltrona. Tanto per dire, ultimamente, in città, è tutto un pulire aree e giardini che fino a due mesi fa erano allo stato di jungla urbana in cui combattevano vietcong e giapponesi, ignari della fine della guerra. Ora manca poco che vadano a dare la cera ai marciapiedi.

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Ott25

Movida palermitana: cronache dal disastro

Vi sarà capitato, credo. State via da Palermo per qualche tempo e poi tornate. E magari una sera decidete di tuffarvi nella movida locale. Programma: cena, quattro passi, bere qualcosa da qualche parte. In centro, chiaramente.

Ho scoperto a mie spese quanto possa essere faticoso un programmino tanto semplice nelle intenzioni. Prima di tutto la cena. Perché c’è il rito della prenotazione. Da effettuarsi la sera prima. La gentile fanciulla che risponde al telefono ci chiede a che ora vogliamo prenotare. Precisa, vuole altrettanta, svizzera precisione. E con svizzera precisione, alle nove siamo lì. Posto rustico, di quel rustico che poteva andare di moda a metà degli anni Ottanta. Ci accompagnano al tavolo. E il tavolo è in assoluto il peggiore possibile: quello accanto alla porta della cucina. Un filo peggio di quello accanto alla porta del bagno.

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Ott12

Lo scoglio di Ortigia

Ti sarebbe piaciuto, questo posto. C’è quella calma antica che amavi, la maestosità caravaggesca e vicoli larghi quanto corridoi.

Ti sarebbero piaciuti i panni stesi, i balconi che grondano gerani e l’odore del mare. Lo senti ovunque qui, e tu amavi il mare. Bambina piccolissima, a malapena ti trotterellavo dietro, ho imparato da te quell’amore, quel lasciarsi andare all’acqua, sentirsene parte, diventare acqua con lei. Tra le tue braccia, in mezzo a quella distesa di azzurro sotto l’azzurro, mi sapevo al sicuro. Lontana da sporcizie e malinconia, in un mare che, dall’alto, sembra sempre pulito.

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Il genocidio del Rwanda

Viaggio nel silenzio

 

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Vania

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Giornalista e psicologa. Collabora con il Fatto Quotidiano, con MicroMega e con alcuni quotidiani statunitensi. Ha pubblicato i volumi Il genocidio del Rwanda. Il ruolo della Chiesa cattolica (L'Asino d'Oro, 2014) e Viaggio nel silenzio. I preti pedofili e le colpe della Chiesa (Chiarelettere, 2008; seconda edizione Tea, 2010).